Un insegnante è per sempre

Jack ha dodici anni, ha appena iniziato la seconda media in una nuova scuola ed è in difficoltà.
Suo papà, che è un mio amico e collega, me ne parla durante una pausa pranzo. Mi sembra un po’ preoccupato, soprattutto riguardo al suo rendimento nei componimenti.
Così un giorno mi trovo a raccontarlo a Teresa, ex-professoressa di svariate materie, tra cui Lettere. Sarà anche in pensione da qualche anno – penso – ma è un’irriducibile insegnante.

Come speravo, prende subito a cuore il caso di Jack e si rende disponibile per incontrarlo e dargli qualche dritta. Cosa in realtà non semplicissima né immediata perché il ragazzino e la sua famiglia abitano un po’ distanti da Milano.

L’occasione però si presenta presto e un sabato di inizio gennaio i genitori di Jack lo accompagnano in città.
Mentre loro poi approfittano per fare quattro passi in centro, Teresa gli dedica un’ora del suo tempo cercando di capire i punti deboli e dandogli qualche consiglio e indicazione di metodo.

I primi componimenti di Jack

Non solo; vista l’impossibilità di seguirlo di persona come gli altri ragazzini a cui dà una mano, Teresa propone a Jack di spedirle ogni tanto i suoi lavori. Così per qualche tempo io mi assumo il compito di postino: ricevo gli screenshot dei componimenti che stampo e consegno a Teresa e lei, puntualmente, li restituisce con i suoi commenti. 

Dopo la terza media Jack si iscrive a un Istituto Superiore. Il rendimento scolastico per fortuna è in miglioramento e questo influisce anche su quella materia un poco critica.

Tema in classe sulla Divina Commedia

Le lezioni per corrispondenza con Teresa si interrompono.

Poi, puntualmente, arrivano il diploma e l’università.
Di tanto in tanto vengo a conoscenza dei progressi di Jack che non manco mai di riferire a Teresa.
Negli ultimi anni, addirittura, grandi novità: Jack viene coinvolto in un Team di progetto con altri studenti del Politecnico.

Ma il lungo periodo di pandemia e il rientro al lavoro in presenza molto graduale diradano le pause pranzo tra colleghi e, con esse, gli aggiornamenti.

Nell’ottobre scorso, con un Whatsapp molto scarno il mio amico mi sorprende recapitandomi un link dal titolo per me incomprensibile e una domanda: Riesci a indovinare l’autore di questo articolo?

L’intuito mi fa rispondere immediatamente:
Senza nemmeno averlo letto immagino che sia Jack!
R: È lui!
Io: Wow! Congratulazioni!
R: Ti ricordi i suoi temi di dieci anni fa?
Io: Certo! Farò leggere questo articolo a Teresa

E infatti:

Ovviamente inoltro subito i complimenti di Teresa, con un mio ultimo commento che mi esce proprio spontaneo appena leggo la risposta al mio messaggio:

A differenza di me che ho dato all’articolo una lettura veloce, Teresa – da esperta ed eterna insegnante – ha veramente letto tutto con attenzione ed interesse fino all’ultima parola, nonostante sia un pezzo decisamente molto tecnico per i non specialisti.

E si è proprio entusiasmata all’idea che Jack, negli anni, abbia trovato una strada interessante da seguire.

Io a mia volta sono rimasta colpita dalla reazione di Teresa.
Jack non è nemmeno stato un suo alunno nel vero senso della parola, così che lei possa attribuirsi il merito per la sua riuscita. Eppure ne ha sempre seguito i progressi da lontano con curiosità e compiacimento.
Le è bastato l’incontro di una sola ora, dieci anni fa, nel quale ha visto in lui, pur in difficoltà, delle potenzialità che poi sono emerse. Le è bastato un breve momento per non dimenticarlo più.
Un vero insegnante non si scorda mai dei suoi ragazzi; restano lì nella memoria, come se fossero sempre accompagnati, anche da lontano.

Un insegnante, insomma, è per sempre.  

E lo è anche uno studente («certo che si ricorda di lei!») mentre si inoltra con coraggio e intraprendenza nel lavoro e nella scoperta della vita.


Dedicato a tutti i piccoli grandi Jack e ai loro infaticabili insegnanti!

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