Taivé – un filo per l’integrazione

Già un paio di volte, passeggiando nel quartiere, avevo scorto in fondo a via Carpi una curiosa e vivace vetrina, senza insegna, che mi aveva attirato. Ho sempre sbirciato con discrezione, rallentando il passo, ma tirando avanti per quella sorta di pudore da buona milanese. Dietro alla vetrata, appese in una semplice e spartana esposizione, c’erano mascherine (di questi tempi vanno per la maggiore), bustine e sacche in tessuto, tutte coloratissime. Sicuramente doveva essere un posto speciale.

Quando don Alberto di Casoretto ci ha consigliato di visitare una «sartoria solidale» in via Wildt che poteva essere interessante per il blog, ho subito capito che si trattava di QUELLA vetrina.
Così, un pomeriggio Maria ed io, armate di entusiasmo e curiosità, siamo passate per conoscere questa realtà e non possiamo negare di esserne rimaste profondamente colpite.
Ci ha accolto con un grande sorriso un’altra Maria, che, continuamente interrotta dall’avvicendarsi di persone che arrivavano anche solo per un saluto, ci ha raccontato la storia di questo posto.
Solo quando mi sono fermata ho potuto scorgere all’interno dello spazio, in alto, un grande drappo cucito con varie stoffe che compongono la scritta «Taivé». Taivé è una piccola stireria e sartoria che prende il nome dal termine che in lingua romaní significa «filo».
Ma che coincidenza!

Il laboratorio nasce come progetto sociale della Caritas Ambrosiana verso la fine degli anni Novanta ed è indirizzato all’accompagnamento e integrazione tramite il lavoro delle donne rom del territorio milanese. Maria ci racconta che negli anni il progetto si è allargato alle donne vittime di tratta e di violenza, che nel laboratorio, grazie al prezioso aiuto di numerose volontarie, imparano il mestiere: rammendare, cucire, stirare… persino realizzare piccoli lavori sartoriali su commissione.

All’interno, dietro il bancone rigorosamente dotato di séparé in plastica tipico dell’èra covid, ci sono tavoli e scaffali pieni di stoffe variopinte per tutti i gusti – dal classico all’etnico – e mani che selezionano, tagliano, assemblano, cuciono. Tutte donne, tante donne (non preoccupatevi, nel limite della capienza del posto!) entusiaste, vivaci, indaffarate.
Non vediamo l’ora di raccontarvi le loro storie! Nel frattempo, se vi va, potete andarci di persona. Il laboratorio si trova in via Carpi, angolo via Wildt, a Milano ed è aperto da martedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

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