QuBì. La ricetta contro la povertà minorile della città di Milano

Di fronte alle emergenze sociali che incontriamo, quasi sempre ci aspettiamo l’intervento dell’assistenza pubblica. Ma ognuno di noi conosce anche tante iniziative di volontariato spesso caratterizzate da piccole dimensioni e  grande generosità che affrontano i grandi e piccoli bisogni sociali della nostra città, talvolta con insufficiente coordinazione tra loro e con gli enti pubblici di assistenza.

Vogliamo conoscere meglio una iniziativa del  settore ‘privato’, di dimensioni rilevanti (25 milioni di budget, 50.000 persone raggiunte nella città di Milano) e nata proprio con l’obiettivo di ottimizzare e coordinare l’attività di enti pubblici e delle numerose iniziative di volontariato privato. Abbiamo intervistato Carmine Guanci, direttore della Fondazione Peppino Vismara, una fondazione privata di Milano che ha collaborato in questa iniziativa con la Fondazione Cariplo, promotrice del progetto.

Che cosa significa QuBì?

QuBì è l’acronimo delle parole Quanto Basta. Un’abbreviazione che, associata ad uno o più ingredienti di una ricetta, significa che non esiste una dose stabilita e precisa di un determinato ingrediente, ma che è facoltà del cuoco decidere quali siano le dosi adeguate al piatto che si sta cucinando.

Quando si parla di «ricetta contro la povertà», come si può immaginare, la responsabilità di decidere quali siano le giuste quantità da includere, oltre che la conoscenza e consapevolezza degli ingredienti da dosare, non è un compito facile.

Nel dicembre del 2016, ad un anno dall’Expo che aveva reso Milano una capitale mondiale sul tema alimentare, le metafore culinarie erano popolari e particolarmente diffuse, e Fondazione Cariplo, in occasione dei suoi 25 anni, avendo appena approvato una nuova linea di intervento finalizzata al contrasto della povertà delle famiglie con figli minori, ha trovato in questo semplice e sfidante acronimo il nome giusto per una progettazione a dir poco ambiziosa. La pandemia scoppiata nel 2020 ha poi aggravato i bisogni esistenti e ne ha fatti emergere di nuovi.

Perché è nato QuBì?

Milano, con circa un milione e quattrocentomila abitanti, è una città di rilevanza europea, conosciuta principalmente per la sua capacità economica, finanziaria e di innovazione, ma, nelle pieghe delle sue periferie, nasconde anche molta povertà: la povertà assoluta delle famiglie cresce al diminuire dell’età della persona di riferimento e all’aumentare del numero dei figli. Sono quindi i minori a trovarsi in una condizione di maggiore vulnerabilità: se si prende a riferimento la popolazione generale, su scala nazionale si trova in condizione di povertà assoluta il 7,9% delle persone, ma se si guarda la situazione dei bambini e dei ragazzi, l’incidenza sale al 12,5%.

Per questi motivi Fondazione Cariplo, con QuBì, ha deciso di concentrarsi innanzitutto sui bambini e ragazzi in povertà (raggiungendo così anche le loro famiglie).

Quanti sono i minori in povertà nella città di Milano?

Nel 2017, in collaborazione con il Comune di Milano, l’Osservatorio di Fondazione Cariplo ha svolto le prime elaborazioni su un archivio integrato (anonimizzato) contenente le informazioni anagrafiche e reddituali delle famiglie residenti nel Comune e beneficiarie di almeno una misura di sostegno a titolarità pubblica. Secondo lo studio, i minori in povertà assoluta nella città di Milano le cui famiglie ricevono una forma di sostegno al reddito nel 2017 erano circa 19.700.

Calcolando poi che molte persone non sono residenti, non hanno mai fatto richiesta di misure di sostegno pubbliche e spesso non sono conosciute né dal Comune né da enti del terzo settore, il numero reale, purtroppo, è certamente più elevato.

Il Programma QuBì si è dato quindi come obiettivo lo sviluppo di azioni e interventi che potessero andare a beneficio di circa 21.000 minori in povertà nella sola città di Milano. Minori in povertà assoluta a cui possono mancare un’alimentazione regolare ed equilibrata, una casa adeguata e riscaldata, cure mediche e l’accesso ad attività di svago, sportive, culturali, aggregative. Rinunce quotidiane che penalizzano le opportunità di crescita.

Quali sono gli obiettivi del progetto?

A Milano esistono da decenni centinaia di realtà che fanno fronte alle necessità di base delle persone indigenti: dai servizi sociali alle organizzazioni di terzo settore alle parrocchie, la risposta è ampia e diffusa.

La città non ha bisogno di un ennesimo intervento che tenti di aggiungersi ai molti già presenti. Oggi è invece necessaria un’azione di coordinamento che valorizzi gli enti e le misure già esistenti, permetta loro di dialogare e di rendere le azioni di ognuno più forti e più incisive.

Per realizzare questi obiettivi le risorse economiche necessarie sono state stimate in 25 milioni di euro.

Per raggiungere tale cifra, a Fondazione Cariplo si sono quindi aggiunti Fondazione Peppino Vismara, il Gruppo Intesa Sanpaolo, Fondazione Fiera Milano, Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e Fondazione Snam, raggiungendo sinora un totale di circa 21,5 milioni di euro. I 3,5 milioni mancanti sono attualmente in fase di raccolta.

Il Programma, ideato e coordinato da Fondazione Cariplo con il supporto operativo di Fondazione Peppino Vismara, lavora su una pluralità di linee di intervento:

  • Potenziamento e coordinamento del sostegno a famiglie con minori.
  • Sperimentazione di interventi di intercettazione precoce di famiglie con minori che stanno scivolando verso la povertà.
  • Potenziamento della distribuzione alimentare, favorendo modalità di accesso al cibo non stigmatizzanti che lascino possibilità di scelta alle famiglie.
  • Educazione alimentare, sia lavorando sul versante della scuola che sulla sensibilizzazione delle famiglie.
  • Investimento sull’innovazione tecnologica per migliorare l’accesso al cibo e la riduzione degli sprechi di produzione e distribuzione alimentare.

Il Programma, pensato inizialmente su un orizzonte temporale triennale (2018-2020), è stato esteso sino al 2022.

Come siete riusciti a evitare che QuBì diventasse un progetto che si aggiungeva ai numerosi interventi pubblici e privati già esistenti?

Data la complessità della città e le particolari caratteristiche di ogni quartiere milanese, è stato necessario agire su due livelli. Da un lato un piano di intervento più ‘alto’, che mirasse alla collaborazione con operatori quali il Comune di Milano, Food Policy, Banco Alimentare, Caritas, Fondazione di Comunità di Milano. Dall’altro, un indispensabile lavoro ‘dal basso’, che partisse dai micro-territori della città di Milano, declinando a livello di quartiere la ricetta contro la povertà .

Le Fondazioni Cariplo e Vismara, tra il 2017 e il 2018, hanno quindi lanciato un bando rivolto alle organizzazioni non profit della città, con il fine di accrescere la loro capacità di fare rete a livello di quartiere.

In aggiunta, per permettere che questo sistema dialogasse anche con il pubblico, una parte delle  risorse del Programma è stata destinata al Comune di Milano, per introdurre otto nuove assistenti sociali «di comunità» sui Municipi cittadini (una per ognuno degli otto Municipi periferici della città), con il compito di lavorare in stretta connessione con tutte le realtà private di impegno nel sociale e con il sistema sociale territoriale.

Al fine di rendere la ricetta QuBì realmente collaborativa, inoltre, il bando stesso è stato costruito con il terzo settore, in collaborazione con associazioni, cooperative e parrocchie che quotidianamente lavorano sul territorio e rispondono ai bandi cittadini.

La scelta dei quartieri delle periferie milanesi su cui intervenire è stata invece guidata da un approccio basato sui dati, unito ad una rilettura qualitativa. In una prima fase, in collaborazione con il Comune di Milano, è stata fatta una georeferenziazione (= «l’attribuzione a un dato di un’informazione relativa alla sua ubicazione geografica, in relazione a un particolare sistema geodetico di riferimento» [Wikipedia]) a livello di quartiere delle famiglie che ricevono sostegni al reddito. In una seconda fase, i dati sono stati confrontati con la percezione delle assistenti sociali dei Municipi cittadini che, lavorando ogni giorno nei quartieri, potevano confermare o integrare il risultato emerso dai dati, fornendo un quadro più dettagliato.

Dal confronto sono stati individuati i quartieri prioritari: Loreto, Padova, Viale Monza, Città Studi, Parco Lambro, Lodi-Corvetto, Umbria-Molise, Ponte Lambro, Stadera, Gratosoglio, Giambellino-Lorenteggio, Barona, Selinunte, Baggio, Forze Armate, Quarto Oggiaro, Villapizzone, Gallaratese, Niguarda, Bruzzano, Dergano, Affori, Lambrate e Comasina (quest’ultimo in rete con Bruzzano).

Quali sono i principali risultati raggiunti dal bando QuBì?

Nel corso dei due anni,  le reti QuBì hanno raggiunto circa 50.000 persone, di cui circa 24.600 minori.

Questo dato, inoltre, tiene conto anche delle difficoltà incontrate nel corso dell’anno pandemico, che (come vedremo nella prossima domanda) hanno significativamente influito sulle progettazioni.

Le azioni avviate in ogni quartiere sono state delle più varie, ognuna in risposta alle effettive esigenze del territorio e alla tipologia di beneficiari presenti. Sono stati attivati o implementati doposcuola, sono state compiute azioni di contrasto alla povertà alimentare tramite pacchi alimentari, buoni e tessere spesa; vi sono state collaborazioni con le scuole del territorio sia nella gestione di specifici minori sia nell’integrazione dell’offerta educativa, ricreativa o sanitaria per i bambini con famiglie in condizione di povertà. Sono state avviate particolari attività per la fascia 0-3 anni, come l’attivazione di spazi per attività mamma-bambino e incontri informativi con i pediatri, ma sono stati svolti anche corsi di formazione su stili di vita sani o budgeting familiare. È stato garantito l’accesso ad attività sportive e culturali e sono stati organizzati eventi di coesione sociale, oltre ad aver avviato nei quartieri una solida collaborazione con i pediatri del territorio per l’individuazione dei minori in povertà.

In aggiunta a questo, in collaborazione con Caritas, Banco Alimentare, IBVA e Comune di Milano, sul fronte alimentare sono stati attivate anche le seguenti azioni:

  • 3 Empori Caritas (Barona, Niguarda e Lambrate) e 6 Botteghe della Solidarietà per l’attivazione, gestione e acquisto delle derrate alimentari.
  • 2 Hub di recupero e redistribuzione del cibo con Banco Alimentare: attivazione e gestione (in collaborazione con Food Policy, Politecnico e Assolombarda) dei 3 attivi in città (Lambrate, Isola, Ponte Lambro).
  • Sostegno a Solidando di IBVA, social market con attenzione specifica ai minori 0-3 anni.
  • Progetto «Frutta a metà mattina»: attivato nel novembre 2019 in 66 istituti scolastici primari, con il coinvolgimento di 900 classi per 19.451 alunni (sospeso durante il lockdown e ad oggi in attesa di ripresa).
  • Emporio Popolare di Molise-Calvairate: contributo per attivare nuova sede in viale Molise 5 in modo da sostenere più famiglie.
  • Contributi a sostegno del Dispositivo di Aiuto Alimentare del Comune di Milano (marzo-giugno 2020).
  • Contributi alle reti di quartiere per acquisto di derrate alimentare specifiche, buoni spesa e prodotti per la prima infanzia.

Mentre sul fronte socio-sanitario ed educativo sono stati realizzati anche i seguenti interventi:

  • Attivazione di un’azione pilota per screening e cure dentali (Niguarda, Dergano, Villapizzone).
  • Intervento a sostegno della maternità fragile in collaborazione con l’azione di Per Mano di Save the Children che ha coinvolto 160 mamme con neonati.
  • Azione di contrasto al digital divide e consegna di 638 pacchetti digitali ad alunni e studenti, in collaborazione con Quarto Oggiaro, Gallaratese, Baggio, Villapizzone, Selinunte, Giambellino, Barona, Stadera e Gratosoglio.

Come avete dovuto aggiustare strumenti e obiettivi di QuBì a seguito della pandemia, e in particolare del lockdown?

L’attività iniziata con il Programma sviluppando la collaborazione tra l’amministrazione pubblica e il terzo settore ha permesso, nel marzo 2020, di avere un’ottima velocità di azione (nel rispetto della privacy) sull’individuazione dei nuclei famigliari in fragilità economica.

Grazie all’approccio collaborativo e sinergico delle reti di quartiere vi è stata una risposta concreta e immediata alla sospensione di attività degli Enti del Terzo Settore attivi nella distribuzione di aiuti alimentari a causa dell’alto rischio di contagio degli over65, prevalentemente impegnati in questa tipologia di organizzazioni. La prima consegna alimentare è avvenuta il 16 marzo 2020, a distanza di una sola settimana dall’inizio del lockdown lombardo. Nel corso di 15 settimane di attività in stato di emergenza sono state raggiunte 6.337 famiglie e 20.744 persone, per circa 16 kg/settimana/famiglia distribuiti.

Durante il lockdown di marzo-maggio 2020, le reti QuBì hanno rappresentato un elemento di prossimità e di connessione con la Milano più fragile: attraverso pagine Facebook, numeri di telefono dedicati grazie al ruolo degli enti e delle ‘antenne sociali’ sul territorio in maniera rapida e adattiva.

Le reti hanno inoltre svolto un ruolo centrale nella raccolta di donazioni sul territorio da parte di enti, attività commerciali o cittadini (in beni materiali e non), coordinando le risorse presenti su ogni quartiere e municipio e rafforzando il raccordo tra quartieri limitrofi, con le altre reti e con i servizi territoriali, per una migliore condivisione di risposte e gestione di risorse.

E nei prossimi anni?

I risultati raggiunti nel corso dei primi due anni di lavoro sono stati positivi sia sul fronte delle risposte alle situazioni di povertà minorile, sia sul fronte dello sviluppo e del consolidamento delle collaborazioni di rete con il pubblico (rapporto con le assistenti sociali di comunità, ponte con i servizi territoriali del Comune di Milano) e con il privato (collaborazione tra enti del terzo settore in un ottica collaborativa e non competitiva, di gestione condivisa del problema e della realizzazione delle soluzioni possibili).

Il modello proposto da QuBì sulla città di Milano in risposta alla povertà minorile si è quindi rivelato vincente, ma dopo soli due anni (e con un anno pandemico in mezzo) rischia di non essere sufficientemente consolidato per poter procedere senza aiuto esterno, soprattutto per i quartieri più fragili e con una minore storia di collaborazione tra enti alle proprie spalle.

Le Fondazioni hanno quindi deciso di realizzare un nuovo bando per il biennio 2021-2022, permettendo alle 23 reti dei 25 quartieri di consolidare e sviluppare quanto realizzato precedentemente con QuBì.  

Oltre agli interventi di sostegno già descritti, è prevista una la formazione di un budget di comunità, ovvero una somma non precedentemente assegnata, a disposizione dell’intera rete per poter sostenere spese dirette ai beneficiari (spese mediche che una famiglia in povertà non riesce a coprire, l’iscrizione a un corso sportivo o un’iniziativa educativa o culturale, etc.).

Il budget di comunità è uno strumento che, per lo meno in alcuni dei 25 quartieri, si prevede di poter mantenere e sviluppare nel tempo, trasformandolo in un fondo di quartiere che possa restare a disposizione delle famiglie e delle persone del territorio, gestito in forma condivisa dagli enti del terzo settore locale e alimentato da donazioni e raccolte fondi.

Sito del Programma: https://ricettaqubi.it/ricetta-qubi/

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