QUANTI SONO E COSA FANNO, MA SOPRATTUTTO QUANTO LAVORANO GLI IMMIGRATI IN ITALIA?

Il tema dell’immigrazione suscita reazioni molto vivaci nell’opinione pubblica per la sovrapposizione di aspetti legati alla vita quotidiana di ciascuno con aspetti  economici, sociali, culturali. Spesso quindi le analisi e le discussioni in tema di “immigrazione” sono condizionate da impressioni immediate e superficiali, trascurando di considerare la realtà fornita dai numeri, talvolta in sorprendente contraddizione con le nostre sensazioni.

La Fondazione Leone Moressa pubblica dal 2011 un Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione edito  da il Mulino, raccogliendo informazioni statistiche molto interessanti su questo fenomeno.

Il Rapporto è ricco di informazioni e dati. Qui ne riporteremo solo alcuni, selezionando quelli che forse sono più sorprendenti per chi non abbia familiarità con queste statistiche.

Quanti sono gli stranieri in Italia

L’evoluzione negli ultimi anni – Gli stranieri rappresentano a fine 2022 circa l’8,5% della popolazione totale. Negli ultimi 10 anni gli italiani sono diminuiti del 2,4%, mentre gli stranieri sono aumentati del 24%. Tra gli stranieri circa il 20% proviene dalla Romania, l’8% ciascuno da Marocco e Albania, circa il 6% dalla Cina e il 4% dall’Ucraina.

La crescita del numero degli stranieri è rallentata a partire dal 2015.

Sono giovani  – È nota la differente composizione per età della popolazione straniera rispetto a quella italiana, come si rileva dal grafico seguente.

Il 25,8% degli italiani ha più di 65 anni, a fronte del 5% degli stranieri. L’età media degli stranieri è di 35 anni, a fronte di 47 anni per gli italiani.

Gli studenti stranieri – Nelle scuole gli alunni stranieri sono circa il 10%, ma 2/3 di questi sono nati in Italia. L’incidenza percentuale sul totale degli alunni è molto diversificata per regione. Superiore al 12% in 10 regioni su 20 (16% in Lombardia), inferiore al 5% in 7 regioni.

Aiutiamoli a casa loro

Le rimesse degli stranieri – Gli stranieri hanno inviato nel 2022 8,2 miliardi di Euro nei loro paesi di origine. Questo contributo è nettamente superiore ai 6,2 miliardi di Euro che nel 2022 l’Italia ha speso per Aiuti Pubblici allo Sviluppo.

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Banca d’Italia

Per ogni residente straniero in Italia, si tratta quindi di circa 136 Euro in media al mese pro capite.

Le cifre maggiori di rimesse mensili pro capite si riferiscono al Bangladesh (628 Euro), Pakistan (435 Euro), Senegal (330 Euro) e Filippine (327 Euro).

L’importanza delle rimesse degli stranieri per i Paesi di origine –  Le rimesse degli stranieri rappresentano per molti paesi una parte rilevante del loro Prodotto Interno Lordo:

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Banca Mondiale

Le rimesse complessive (non solo dall’Italia) degli emigrati rappresentano ad esempio il 15,5% del PIL della Moldavia e poco meno del 10% per Senegal, Albania, Filippine e Pakistan.

Gli stranieri e l’attività economica

Quanti lavorano? – Il tasso di occupazione degli stranieri è in linea con quello italiano, pari a circa il 60%.

Gli stranieri in Italia lavorano e contribuiscono significativamente alla creazione di ricchezza:

  • sono l’8,5% della popolazione 
  • rappresentano il 10,3% dei lavoratori
  • contribuiscono al 9% della creazione di ricchezza del nostro paese.

In quali settori? – La loro presenza è più rilevante in alcuni settori, come l’agricoltura (15,7%) e le costruzioni (14,5%).

A quali livelli?

Il fenomeno della “overqualification– È molto alta la percentuale di lavoratori stranieri con diploma di laurea impiegati tuttavia in una occupazione di bassa o media qualifica:

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Eursostat

Anche lavoratori in proprio? – I lavoratori stranieri dimostrano una propensione all’attività in proprio non inferiore a quella degli italiani.

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati StockView-Infocamere forniti dalla CCIAA di Venezia Rovigo

Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati StockView-Infocamere forniti dalla CCIAA di Venezia Rovigo

In proporzione al numero di immigrati in età lavorativa, Cina (31,6%), Moldavia (28,8%), Egitto (26,9%) e Ucraina (26,8%) sono tra i paesi extracomunitari che mostrano la maggiore propensione ad iniziative imprenditoriali.

Gli immigrati creano ricchezza, ma ricevono assistenza……

Gli immigrati, come tutti i cittadini, pagano le imposte sui redditi, i contributi previdenziali, le imposte locali, l’IVA e, come tutti i cittadini, ricevono assistenza e servizi dallo Stato: sanità, pensioni, istruzione, giustizia, previdenza, etc.

È facile intuire che la situazione precaria e socialmente fragile di molti immigrati richiede un surplus di assistenza e di supporto da parte della Pubblica Amministrazione. È quindi interessante stimare se il contributo degli immigrati alla Pubblica Amministrazione copre il valore dei servizi che ricevono.

Quale è il contributo netto degli stranieri? – Lo studio della Fondazione Leone Moressa stima questi valori per gli ultimi dati disponibili al 2021:

Il contributo fornito dalla presenza degli stranieri supera di 1,8 Miliardi la stima del valore dei servizi e dell’assistenza ricevuti dagli stranieri stessi.

Alcuni numeri e alcuni pregiudizi? Una sintesi

Il numero degli stranieri residenti in Italia è relativamente stabile da alcuni anni e rappresenta l’8,5%  della popolazione. Rappresentano il 10% dei lavoratori.

Contribuiscono attivamente alla vita economica del nostro Paese, per il 9% della ricchezza prodotta. Sono concentrati nelle fasce meno qualificate del mercato del lavoro rappresentando il 29% dei lavoratori non qualificati. Il 67% dei lavoratori stranieri laureati sono peraltro occupati in posizioni poco qualificate. Hanno  una propensione all’attività imprenditoriale in linea con quella dei cittadini italiani (10%).

Il loro lavoro in Italia consente di sostenere i Paesi di origine con le loro rimesse, per un importo ben superiore (8,2 miliardi di Euro) ai contributi erogati dall’Italia ai Paesi in via di sviluppo (6,2 miliardi di Euro).

I lavoratori stranieri ricevono assistenza e servizi pubblici (27,4 miliardi di euro) più che compensati dai loro pagamenti di imposte e contributi (29,2 miliardi di euro) alla pubblica amministrazione.

Tenere conto dei numeri permetterebbe forse di guardare con più chiarezza ad un fenomeno così dirompente e complesso per la nostra società come l’immigrazione.


I dati e le analisi commentate in questo articolo sono tratti dal «Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione – Talenti e competenze nell’Europa del futuro», il Mulino, Bologna, settembre 2023, curato dalla Fondazione Leone Moressa.

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