L’imponente bellezza

È il pomeriggio – finalmente soleggiato – del giorno della Visitazione, e in bicicletta mi dirigo verso la Basilica dei Santi Nereo e Achilleo. Subito dopo l’ultima curva mi colpiscono l’imponenza e la bellezza della costruzione e… improvvisamente la ‘riconosco’! La prima volta sono venuta in occasione della visita pastorale dell’allora Arcivescovo Scola. E questa è solo la seconda volta che la visito (che vergogna!) da quando – dodici anni fa – mi sono trasferita a Milano. 

Basilica dei Santi Nereo e Achilleo – Viale Argonne

Sono qui perché ho saputo che un pittore rumeno, Iulian Rosu, è stato incaricato dal Parroco di realizzare dodici icone per la Basilica. Beh, non sono certo io la prima a parlarne, di queste icone; giornalisti molto più navigati e documentati di me lo hanno fatto nei mesi scorsi: articoli su ChiesadiMilano.it, sul «Corriere», su «Avvenire» e tutti gli altri maggiori quotidiani nazionali, persino sull’«Osservatore Romano», hanno dato risalto a questo progetto ambizioso. 
Cosa posso dire di diverso e più interessante? Non sono neppure una giornalista!
Ma dato che sono una ‘ricercatrice’ – appunto – di squarci di bellezza ho deciso di vedere di persona. 

Mi attende il Parroco don Gianluigi Panzeri che mi accompagna nella chiesa. 

Icone come affreschi

La prima icona che noto è temporaneamente esposta accanto al portone centrale, giusto il tempo perché don Gianluigi la racconti ai suoi parrocchiani che, così, possono vederla bene da vicino. Poi verrà posta con tutte le altre in alto, sulle pareti, fino a poco tempo fa spoglie, della navata centrale; già sei di esse sono state collocate al loro posto dopo essere state mostrate e spiegate al popolo, e altrettanti spazi sono pronti per ospitare le prossime.

Per poter essere osservate bene da lontano le icone sono a dir poco enormi: 5 metri di larghezza per 4 di altezza e rappresentano scene dei sei vangeli delle domeniche di Avvento sul lato sinistro della navata e dei sei della Quaresima sul lato destro. 

Don Gianluigi si aiuta con un led rosso per mostrarmi i particolari in quella che per me è una visita guidata unica, personalizzata. È affascinante vedere tutto l’insieme. La tecnica è quella dell’icona, anche se la mole è quella dei grandi affreschi (e del resto Iulian è prima di tutto un affrescatore), con i colori molto brillanti che danno luce alla chiesa e si accordano nei cromatismi alle vetrate e alle altre opere e ai colori della Basilica.

L’abito rosso della Madonna nell’icona dell’Annunciazione colpisce da togliere quasi il fiato. Sì, avete capito bene: è rosso, e non azzurro come lo vediamo rappresentato solitamente. Richiama la Passione. Tutti i dettagli sono dipinti con cura: la tunica sontuosa di Gesù, le aureole dorate che spiccano particolarmente e sono magnifiche. 

L’Annunciazione

Il simbolismo tipico delle icone è stato studiato nei dettagli ed è affascinante sentirlo spiegato passo per passo, sistematicamente. Così quando il mio occhio, forse un po’ irrequieto e affamato di novità, tende a vagare qua e là sui dipinti, anticipando le spiegazioni, don Gianluigi, con il piglio dell’insegnante, mi riporta all’ordine: non devo correre, devo seguirlo! 

E allora scopro che i pesci del fiume Giordano ‘stranamente’ risalgono la corrente al contrario. Perché il Battesimo ridà la vita; e chi è battezzato, nuotando contro corrente, fugge lontano dal mar Morto, dove flora e fauna non possono sopravvivere. Cioè fugge lontano dalla morte. 

Il Precursore

Oppure: la mano destra di San Giovanni Evangelista in più di una icona non si vede. È la mano che ha scritto il Vangelo e che per rispetto viene tenuta sempre coperta dalla tunica. 
E ancora, un telo steso congiunge la nicchia in cui è rappresentato il Profeta che annuncia l’Incarnazione e quella che incornicia la vergine «Annunziata». Un legame nel tempo: la profezia si è avverata.  

In ogni icona, sullo sfondo, oltre che un particolare del Tempio c’è un particolare della Basilica stessa – anche questo un legame nel tempo che ci riporta nel presente e in questo tempio. Perché riaccade tutto nel presente: qui e ora.

I riferimenti evangelici sono rispettati con precisione: l’ingresso del Messia a Gerusalemme nella IV domenica di Avvento è raffigurato con Gesù e gli Apostoli a piedi nudi, a differenza degli altri personaggi dell’icona. Ci ricorda il passo di Isaia «come sono belli i piedi dei messaggeri di lieti annunzi» (Is 52,7).

L’ingresso del Messia in Gerusalemme

Insomma, nulla è lasciato al caso ed è, quindi, non solo altamente simbolico ma anche catechetico: un insegnamento per il popolo. 

Mentre ascolto don Gianluigi, un uomo si alza da un banco e ci viene incontro. Lo riconosco subito: «Ciao Giovanni!». È qui con la moglie Carla. Vengono spesso, SS. Nereo e Achilleo è stata la loro parrocchia prima di San Luca. Un breve dialogo con Giovanni, e poi il Parroco, terminata la spiegazione, mi porta all’incontro con l’artista.

Passeggiando sulle icone

Iulian sta lavorando a un’altra grande icona che, data la grandezza, è stata stesa sul pavimento del laboratorio. Cammina sulle parti non ancora dipinte, ma anche su quelle dipinte e già asciutte, e lavora con le tinte che lui stesso prepara proprio con il metodo tradizionale degli iconografi. Stile bizantino e colori fatti con sostanze naturali, minerali, lapislazzuli, fuchsite; tinte splendide, alcune di una intensità davvero abbagliante. 

La stesura del colore è svelta, è quella di un affrescatore che dipinge – appunto – sull’intonaco ancora fresco e che deve quindi essere molto veloce. Prima ritocca il bianco delle tuniche, poi prepara il rosso scuro per i mantelli.
Si sposta sulla grande icona come su un tappeto, ‘passeggiando’ perfino su San Giovanni Battista che battezza un ragazzo tenuto per le spalle probabilmente dalla madre. 
Racconta molto e intanto ripassa i particolari con disinvoltura, perché dipingere per lui è come quando si va a pescare, ti metti lì e basta. Attendi. È come un riposo. 

San Giovanni Battista

Arrivano due visite di parrocchiani. Iulian è di casa qui e immagino che loro passino ogni tanto a dare un’occhiata.
Prima un signore con il suo cane infila dentro la testa, ma non si ferma perché c’è un ospite (cioè io) e se ne va per non disturbarci; subito dopo una signora invece entra e osserva con sguardo attento l’icona.
Iulian le chiede: «Approvata?». Lei risponde con entusiasmo e convinzione: «Approvata!!». Si capisce che è lì per una sana curiosità… e anche, scherzosamente, per dare il suo imprimatur! Poi ammira a voce alta soprattutto quel bel giallo sgargiante, quasi oro, che domina la scena di questa icona. 

Iulian dipinge per una Basilica cattolica ma è – e rimane – ortodosso. Questo colpisce, ma non scandalizza, anzi. Nel continuo confronto tra la sua tradizione e quella cattolica, la conoscenza reciproca non allontana ma avvicina. L’ispirazione nasce dal serrato dialogo e confronto con il Parroco e la stima tra loro è evidente proprio nel risultato artistico, frutto del lungo e impegnativo lavoro che stanno conducendo. Dell’amore per la bellezza in cui don Gianluigi si è lanciato con decisione per veder realizzata questa opera. 

Ed ecco che, per concludere, Iulian mi rivela una notizia di cui non ero a conoscenza: sta realizzando delle icone anche per la parrocchia di Feltre. Due sono già esposte e una terza è in preparazione proprio qui in laboratorio.
Decido subito che andrò a ‘trovare’ anche quelle, perché quando si vede qualcosa di bello – a tutti i livelli – lo si insegue, letteralmente. Infatti, la bellezza è lo splendore del vero

A caccia di bellezza

Eccomi quindi pochi giorni dopo nella chiesa di S. Ignazio di Loyola – Quartiere Feltre – a caccia delle nuove icone. 

Questo ciclo è dedicato alle principali festività dell’Anno Liturgico. E Iulian mi ha raccontato della sfida che lo attenderà nella realizzazione (anzi, nella scrittura, per usare il termine corretto) dell’icona che rappresenterà l’Assunzione: per i cattolici infatti il dogma afferma che la Madonna fu assunta in cielo in corpo e anima mentre per gli ortodossi – che la chiamano Dormizione – lo fu soltanto con l’anima. 

Le prime due icone sono collocate nel transetto della chiesa, quasi ad altezza d’uomo, e sono decisamente più piccole delle altre che ho visto. Ma hanno la consueta nitidezza del tratto, il colore vivacissimo, e gli ori, naturalmente. La Natività è proposta con episodi su diversi piani temporali rappresentati contemporaneamente. Il tempo non esiste qui, o meglio, che cos’è il tempo per Dio? Mille anni sono come un giorno… 

E poi il Giudizio Universale con la schiera dei Santi e Beati che vengono letteralmente trascinati fuori dai loro sepolcri da un Gesù particolarmente energico. 

Stavolta mi sono intrufolata poco prima della S. Messa e me ne devo andare in fretta. Anche queste icone me le sono gustate – peccato però non aver avuto, a differenza delle prime, alcuna guida – e ho realizzato un breve video che vi regalo, solo come un primo assaggio!

Chiesa di S. Ignazio di Loyola – Le icone di Iulian Rosu (*)

Quella di Feltre era una tappa intermedia, per gustare (quasi) in anteprima la novità.

La ‘firma’ di Iulian

Per finire sono ritornata una seconda volta a controllare l’avanzamento dei lavori in viale Argonne e a completare il servizio con le fotografie e i filmati che trovate qui.

Basilica dei Santi Nereo e Achilleo – Le icone di Iulian Rosu (*)

L’attività procede molto veloce: dopo quindici giorni altre due icone sono state già affisse in Basilica e, in attesa di iniziare la nona, oggi Iulian – che lavora contemporaneamente ai due progetti – si sta dedicando alle opere per la chiesa di Feltre.

Mentre descrive il suo lavoro, afferma di essere orgoglioso e certo del fatto che tutte quelle opere potranno essere riconosciute come sue. È vero che le icone non vengono mai firmate dagli autori, ma queste portano dei tratti peculiari che lui definisce la sua firma: il manto della Madonna – sempre rosso! – e la tunica blu trapuntata di stelle di Gesù, se ci fate caso, sono uguali in tutte le scene. 

Iulian Rosu in laboratorio

Ho terminato il mio viaggio.
Non so se avrete mai la fortuna di sentire le dettagliate e interessanti spiegazioni che ho ricevuto io nella Basilica dei Santi Nereo e Achilleo; o di osservare Iulian mentre prepara con cura i colori e di sentirvi inaspettatamente rivelare il suo prossimo progetto.

Ma vi consiglio di andare a vedere. Per ammirare i dettagli, per scoprire la bellezza di ciò che queste opere ci comunicano: fatti veramente accaduti. A noi.  


(*) Musica: Sergej Rachmaninov, Bogoroditse Devo [Ave Maria]

3 Commenti

  1. Grazie Francesca per averci mostrato e dimostrato quanto sia importante la ricerca della bellezza per la nostra vita. La bellezza si nasconde anche nei dettagli, negli squarci… Dostoevski scriveva che ” la bellezza salverà il mondo” ma il mondo dovrebbe salvare la bellezza!

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