La bellezza (non) va in vacanza! Con uno sguardo nuovo [#02]

Eccomi alla seconda tappa (*) nella riscoperta del mio paese. Alla ricerca di cose vecchie e nuove.


In questo breve itinerario pedalo liberamente per le strade, a volte quasi deserte nella calura del pomeriggio, a volte invece popolate di gente seduta nei locali all’aperto, sul lungolago o in piazza.

Per prima cosa mi dirigo verso i camping. Quelli a nord di Iseo sono dislocati proprio nella via in cui sono nata; passo veloce davanti alla mia vecchia abitazione e, costeggiando la massicciata della ferrovia, arrivo in fondo alla strada chiusa dall’ultimo campeggio.
Dopo la breve ricognizione, torno sui miei passi: direzione lungolago.
Qui, subito dopo i giardini e all’inizio della passeggiata in riva al lago, ‘Il Lido dei Platani’ mi ricorda le mie prime scuole di nuoto, proprio lì in quell’acqua bassa e fredda.

Le gelaterie e i bar sono abbastanza affollati, la gente passeggia tranquilla sotto il sole e qualche barca naviga sull’acqua lucida, ma io scelgo di addentrarmi nelle vie del centro.

Roba Ècia


Prima di arrivare alla piazza principale mi fermo in quella adiacente, più piccola; mi guardo attorno e trovo che mi piace molto, con balconi e belle ringhiere, un portone sormontato da una griglia di ferro battuto e  – sorpresa! – una nicchia vuota mai notata prima, là in alto sulla parete.
Chissà cosa ci fa lì in mezzo a tante finestre e che cos’era una volta questo edificio!

Iseo (Bs) – edifici in Piazza Statuto

La cosa più singolare di questa piccola piazza però è quel negozietto la cui insegna traduce simpaticamente in dialetto bresciano il nome che verrebbe dato a una più ‘nobile’ bottega di Antichità (Roba Ècia = Roba vecchia). Il negozio stesso dev’essere un’antichità…

Negozio di ‘roba ècia‘ in Piazza Statuto

Proseguo non in modo lineare ma per un percorso tortuoso all’interno del paese. Mi piace girare così: un po’ calcolando dove mi porterà un certo tragitto e un poco ‘perdendomi’.

Mi ritrovo in Largo Zanardelli. Non si contano le volte che sono passata di qui nella vita, sempre distrattamente. Ma ora sono qui appositamente per vedere e noto che l’esterno di alcuni edifici è affrescato e decorato e all’ultimo piano c’è persino una bella loggia. Quante cose si scoprono guardando in alto!  
Siamo in pieno centro: con i bar sotto i portici e gli affreschi poco al di sopra, pare proprio un bel salotto.

Qui però vi mostro uno scatto preso un paio di giorni dopo, by night, ancora più suggestivo con le facciate delle case e la loggia illuminati.

Largo Zanardelli – gli edifici affrescati e la loggia

Su per una lieve salita che termina in una scalinata discendente verso viale Repubblica so che troverò la meridiana. Non è una meridiana antica, ma costituisce una sorta di memoria di un poeta dialettale bresciano (**), alcuni versi del quale sono riprodotti in una targa proprio lì sotto. Con doverosa traduzione in italiano, naturalmente!

La meridiana mi ricorda di colpo che il tempo scorre e così riprendo veloce il mio giro.

La pergola dei millefiori e la malinconia della luna  

Ma ecco, vi avevo anticipato tra le righe qual è la parte più nascosta da scoprire. Quello che ho veramente ‘ritrovato’ qui sono i vicoli. Ho riscoperto il mio paese soprattutto grazie ad essi che, più di tanti altri dettagli, mi hanno ricordato questo posto ‘come lo vedevo da piccola’. Come se quasi nulla fosse cambiato e si fosse conservato nel tempo tutto il sapore del passato più rustico e semplice.

I vicoli sono un vero labirinto: io stessa, pur avendoci abitato per più di 30 anni, ricordo di averne percorsi regolarmente, magari decine e decine di volte, soltanto alcuni; ma altri non li conosco proprio. Possibile?!

Sono angusti e bui, talvolta larghi quel che tanto basta per farci passare la bicicletta, con case addossate l’una all’altra. Sono una fitta ‘rete’, e per analogia mi vengono in mente le reti dei pescatori.

Adesso mi piace scoprire come i vicoli si intersecano tra di loro, per questo li percorro un po’ casualmente e con curiosità. In alcuni di essi perdo proprio l’orientamento e sono pronta a scommettere che quando ne uscirò sarà una sorpresa rendermi conto di dove mi trovo.
All’interno talvolta si nascondono piccoli locali, taverne, osterie, ristorantini. Come faranno i turisti a trovarli?

La cosa decisamente più affascinante dei vicoli, oltre ai locali nascosti e a capire dove ti conducono, sono i nomi! Credo alla fine di averli percorsi quasi tutti: vicolo portelle, vicolo cantine, vicolo barcarole, vicolo rustico, della pergola, del fico, delle scodelle, dell’ombra, della malinconia, della manica, delle candele, delle cantine, del giardino, dei millefiori, del volto, della luna. E poi via dei cavalli, via tesór (con la ‘o’ chiusa!), via della cerca… nomi semplici, presi dal quotidiano.

Fotografo numerose targhe e mi accorgo che in due o tre di questi vicoli si sono conservate – seppure consunte dal tempo – anche quelle primitive.

Via della ‘cerca’ è quella in cui ci sono le mie Scuole Elementari e questo nome non mi era mai parso significativo fino a ieri (figuriamoci quando le frequentavo!) ma, a pensarci, ora mi richiama i ‘Promessi Sposi’ con frà Galdino alla cerca delle noci. Altro lago, stesse tradizioni.

Il Volto ritrovato

Infine tra questi meandri, in una piazzetta, ecco la fontana. Certo, ora è un po’ rimodernata, ha i suoi bravi rubinetti e l’aria di essere ancora in funzione, ma la sua vista mi riporta a come doveva essere prima dell’avvento delle lavatrici. Qui in paese conosco solo questa così grande; un’altra più modesta, con una sola vasca e un po’ malandata la trovo nascosta in un altro vicolo. Ma, del resto, poco lontano da qui si poteva lavare anche nel lago…

Torno verso casa sempre attraverso percorsi improbabili, tra scalini, facili salite e un rampa ripidissima in discesa (con la bicicletta a mano); sbucando da un’ennesima stradina mi trovo di fronte al vicolo del Volto, e qui mi attende – appunto – il Volto. Si tratta di un bassorilievo di pietra sulla parete dell’omonima osteria, e difatti il viso di donna raffigurato è circondato da pampini e grappoli di uva, gli occhi chiusi nell’attimo della degustazione.

Uno scatto anche a questo e riparto. Più che per l’immagine, lo fotografo per il colore arancio bruciato del muro su cui il bassorilievo chiaro spicca così bene.   

Vicolo del Volto – bassorilievo

Riguardando ora con attenzione questa immagine considero che anche io, pur se con gli occhi bene aperti, ho (de)gustato queste scoperte.

E, cercando di rintracciare il volto del mio paese, ho trovato un luogo che, pur essendo cambiato negli anni, ha anche saputo conservare alcuni suoi aspetti caratteristici. Il cuore di un paese antico e nuovo.

In tutte le cose che ho guardato ho cercato il Volto della Bellezza, cioè la sorgente per cui tutti questi vicoli, meridiane, fontane, e volti, creati per me, sono belli.

Ma il mio viaggio non è ancora terminato. Prossimamente vi porterò in periferia a scoprire un altro sito caratteristico. Vi aspetto!

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(*) Se desideri leggere la prima parte di questa serie La Bellezza (non) va in vacanza! Con uno sguardo nuovo [#1] clicca qui

(**) Franco Fava – pittore, scultore e poi poeta dialettale bresciano (1917-2006)

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