La bellezza (non) va in vacanza! Con uno sguardo nuovo [#01]

«Grazie per la tua sete!» mi ha scritto Alessandra dopo aver guardato il video che abbiamo pubblicato a luglio per spiegare l’origine del nome del nostro blog. Nome che, fra l’altro, è stata proprio lei a suggerirci.

La ‘sete’ a cui allude Alessandra (e io con lei) è proprio il desiderio, la ricerca della bellezza.

Carica di questa sete, vado in vacanza nel luogo in cui sono nata e che, anche dopo essermi trasferita altrove, ha continuato a lungo ad essere semplicemente ‘il mio (solito) paese’.

Poi, circa 15 anni fa, ho passato qui una intera settimana di vera e propria vacanza estiva e ho continuato a farlo ogni anno, fino ad oggi.
Ma da quella prima volta tutto è cambiato e da un giorno all’altro è diventato, in un certo senso, insolito. Ho iniziato ad osservare con altri occhi quel che non avevo mai osservato bene quando vivevo qui.

E mi sono accorta che ci sono molte cose belle! È stata come la riscoperta di tanti angoli noti, ma in realtà ancora sconosciuti.

Iseo (Bs) – vista sul porto

Ritrovare il silenzio

La prima cosa che si ‘sente’ qui è il prevalente silenzio. Interrotto solo dalle campane della Pieve che rintoccano puntuali ogni mezzora o dalla campanella del vicino passaggio a livello che precede il fischio e l’arrivo di qualche raro treno. Le auto sulla provinciale ci sono, sì, ma per fortuna si percepiscono lontanissime.

E invece si sentono il canto del cuculo e di qualche altro uccello, lo stormire delle foglie, pochi passanti che transitano silenziosi. Nel mio giardino le farfalle bianche, un merlo che si trattiene a lungo sul prato, il pacifico coniglio del vicino di casa, le cicale, un poco di brezza – finalmente! – in questa calura e l’ombra dell’ulivo. Una pace che Milano non conosce.

Iseo in questi giorni è un paese immerso nel sole e nella quiete, in un silenzio che induce a pensare e ad osservare ciò che sta intorno.

Iseo – il lungolago

Nel cuore della vita

Il lago è indubbiamente affascinante, ed è ciò che i turisti per lo più frequentano; con i numerosi locali che si affacciano sulla riva, le luci, la piazza che dà sul porto, e da lontano la vista di Montisola – l’isola ‘regina’ del lago.
Ma poco all’interno, c’è anche altro.

La chiesina del Mercato (S. Maria del Mercato) si apre proprio all’angolo della piazza principale dove tutti i venerdì si tiene, appunto, il mercato. Recentemente ripulita e riaperta dopo che un piccolo incidente l’aveva resa inagibile per un po’, è ricoperta da affreschi di vari periodi, mentre sull’altare c’è una trecentesca ‘Madonna del Latte’.

Chiesa di S. Maria del Mercato – dipinti murali del XV e XVI secolo

In quella posizione la chiesa sembra affacciarsi direttamente nel cuore della vita, negli affari normali della gente. Come ad osservare la realtà e le persone, non estranea ad esse.

E tutti i giorni, ma specialmente durante il mercato, in quell’unica piccola navata entrano e riecheggiano come una cosa naturale i suoni del lavoro quotidiano, e arrivano le voci della gente insieme alle loro preoccupazioni.

La chiesa di S. Maria del Mercato che si affaccia su piazza Garibaldi

Una Presenza preziosa

Attraverso i numerosi vicoli raggiungo la chiesetta seicentesca della Madonna della Neve, collocata in cima ad una ripidissima rampa che domina persino il Castello situato poco più in basso. Proprio lì si trova il pezzo forte, il mio preferito.

Ti cattura l’attenzione non appena entri: sull’altare, l’affresco del ‘400 di una Madonna con Bambino in trono e Sant’Antonio abate, al centro di una cornice di mosaici floreali coloratissimi e luminosi che contribuiscono ad esaltarlo.
L’insieme è di una bellezza che mi abbaglia. Ogni volta che torno non riesco a resistere e lo fotografo, sempre come se fosse la prima volta.

Recentemente ho scoperto che fu proprio un mio compagno di classe delle scuole medie, divenuto poi restauratore, a riportare alla luce a metà degli anni ’80 la bella immagine che nel 1600 era stata un poco … ‘abbellita’ dal pennello di un altro pittore, il quale ne aveva falsato l’iconografia originaria.

Contrasta, quasi, quella ricchissima cornice con l’essenzialità dell’affresco, ma allo stesso tempo lo esalta indicando che lì dentro c’è una Presenza preziosa.

Chiesa della Madonna della Neve – affresco del ‘400 sull’altare

Salvezza del popolo

La parrocchiale (Pieve di Sant’Andrea), che risale all’XI secolo, mi fa quasi lo stesso effetto di stupore.

Mi è sempre piaciuta con le sue grezze pietre grigie e quel magnifico campanile.
All’età di dodici anni avevo riprodotto proprio un particolare della Pieve in un bel disegno a tempera. Ma l’ho goduto poco: fu così apprezzato dall’insegnante di arte che decise di tenerselo per sé (purtroppo!).

Anche la chiesa è un soggetto che, ogni volta che ci passo, quasi non riesco a non immortalare.
E’ come se fosse una persona cara che, ad ogni nuovo incontro, ha una espressione un poco diversa dalla volta prima e ogni sua immagine non è mai uguale a un’altra, e ti sorprende: mi piace lo scorcio da via della Pieve oppure la chiesa tutta illuminata alla sera, o ancora il bel campanile centrale e slanciato, la sua sagoma che dovunque si vada svetta tra gli alberi e i tetti; e poi la tomba gotica del feudatario del luogo incastrata nella facciata e la grande nicchia ad arco sotto al quale giocavamo e ci riparavamo da piccoli quando pioveva.

Pieve – tomba del feudatario Giacomo Oldofredi sulla facciata della chiesa

Alcuni dei quadri e degli affreschi all’interno sono stati restaurati in anni recenti; l’attuale Parroco si è sempre dedicato pazientemente a opere di ristrutturazione del complesso e a restauri conservativi. Dovrò trovare un’occasione per farmi raccontare da lui un giorno da dove nasce questa sua instancabile passione e dedizione alla bellezza!

Ma l’angolo dove mi fermo più spesso è quello in cui c’è la Salus Populi Iseani, un quadro della Madonna col Bambino, impreziosito da corone e stelle d’oro e posto in una cornice di marmo bianco incastonata di pietre preziose.

Salus Populi Iseani

Si trova nei pressi di una delle tre entrate, di solito la meno utilizzata. Ma fu questa l’unica porta che veniva aperta per l’accesso alla chiesa l’anno scorso, durante la pandemia. Per entrare naturalmente si passava davanti al misuratore di temperatura e al flacone del gel, ma soprattutto davanti alla Madonna collocata proprio a destra dell’ingresso, con una preghiera per la pandemia tuttora esposta lì accanto.

Ripensandoci, forse non era casuale che l’entrata avvenisse sempre davanti a Lei. Anche ora, se sei di passaggio ed entri di sfuggita, te la trovi lì, come la Padrona di casa che ti stava proprio aspettando e che ti accoglie. Ed è la salvezza del nostro popolo.


E’ ora di concedermi un momento di riposo; ma c’è altro da vedere e io sono assetata di scoprirlo e di farvelo conoscere.


Se vuoi rivedere il video che racconta come è nato il nostro nome clicca qui

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