Il Volto ritrovato

Quella che vogliamo farvi conoscere oggi è una storia non solo di ricerca scientifica, ma in primo luogo di amicizia.

Ma qual è l’origine di questa storia?


Tutto è nato attorno al velo di Manoppello, un frammento, esposto nell’omonimo santuario abruzzese – visitato anche da Benedetto XVI nel 2006 – e raffigurante un Volto che si ipotizza possa essere la antica reliquia medievale chiamata ‘veronica’.

Attorno all’interesse per questa reliquia si è costituita così alcuni anni fa L’associazione il Volto ritrovato, che promuove ‘lo studio e la conoscenza degli antichi ritratti di Cristo, nelle diverse rappresentazioni artistiche e letterarie.’ (*)

Il Velo di Manoppello

In questo contesto, Francesca ha conosciuto Manoppello alcuni anni fa dai racconti di una collega di lavoro che collabora con l’Associazione. Nello scorso mese di ottobre, insieme a Simonetta, si è recata al santuario con quel gruppo di amici che da tempo hanno in questo luogo la loro meta annuale.

Al rientro da Manoppello una di loro ha voluto pubblicare un articolo sul sito dell’Associazione per raccontare dei loro viaggi verso quel Volto che sempre li attende; e della strada fatta con Anna

Vi riproponiamo questo articolo per farvi incontrare la loro interessante e significativa esperienza.

L’interno del santuario

Appuntamento a Manoppello

di: Daniela Castagnetti
pubblicato il 18 ottobre 2021 su ‘Il Volto ritrovato

Da quasi dieci anni andiamo a Manoppello.

Abbiamo cominciato un po’ per curiosità, certo per stima e amicizia nei confronti di Chiara. Tra una chiacchiera e l’altra in sala professori o nei pranzi condivisi prima dei collegi docenti, abbiamo messo da parte lamentele sulle classi o aneddoti sull’ultima verifica, per ascoltare i suoi racconti appassionati sul Volto Santo: le fonti, le ricerche in corso, gli studi avviati. Tutto con rigore scientifico. Del resto insegna Matematica. Ma quello che più ci interessava nei suoi racconti era l’attrattiva che il nome di quel Volto aveva per lei.

Una primavera è nata la proposta: a fine maggio, per la processione, perché non andiamo? Così la comitiva di insegnanti del Liceo è partita: gente varia, con percorsi di fede diversi; qualcuno ancora in cerca, qualcuno deluso a recuperare un’intuizione buona avuta nella giovinezza, altri adagiati in un’abitudine un po’ sterile di pratiche religiose. Quello che sembrava una scampagnata occasionale è diventato un appuntamento a cui valeva la pena restare fedeli, e si sono aggiunti sempre nuovi amici e colleghi, per la curiosità e lo stupore della gioia semplice con cui ognuno al ritorno raccontava. La macchina a sei posti non è più bastata e siamo passati al pullmino.

La fotografia pubblicata insieme all’articolo sul sito ‘Il Volto ritrovato’
Simonetta e Francesca sono rispettivamente la prima e la seconda da destra

A Manoppello abbiamo imparato nel tempo ad aspettare l’arrivo di san Pancrazio durante la messa, a seguire i bambini vestiti da angioletti durante la processione, ad assistere ai fuochi d’artificio in pieno giorno (uno spreco per noi milanesi!). Più di tutto abbiamo imparato la virtù della pazienza. Occorre pazienza nella preghiera al Volto Santo per riconoscere che cosa ha da dire a ciascuno e che cosa davvero sia urgente chiedere. Occorre pazienza anche nei confronti dei compagni di viaggio, perché ognuno al Volto Santo si rivolge a partire dalla propria sensibilità: chi si sveglia alle sei del mattino per due ore di adorazione, chi si sofferma un tempo minimo, quasi in soggezione, chi porta fogli pieni di intenzioni. Eppure nella molteplicità della compagnia di amici il Volto è sempre restato uno e ci ha aspettato anno dopo anno con il suo sguardo.

Poi una di noi si è ammalata: Anna, una persona mite e silenziosa, da tempo in cerca di un senso al suo vivere, che a Manoppello è venuta dal primo anno, sempre fedele, piena di domande, più che di risposte. Nei mesi prima di morire il suo ritorno alla fede è stato sincero e profondo; in quel periodo a un’amica, parlando del Volto Santo, diceva di aver imparato ‘a guardarlo senza difese’ e così invitava a farlo. A Manoppello siamo così ritornati a ottobre 2021, ‘fuori stagione’, non per la festa, ma per pregare per Anna, per ringraziare della strada che nel pellegrinare al Volto Santo abbiamo fatto con lei.

I tempi in cui viviamo ci portano a restare affascinati dai versi della poesia Itaca di Costantino Kavafis

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

Come a dire che il senso del viaggio, di ogni viaggio, consiste più nel muoversi che nella meta. Andare a Manoppello è proprio un’altra cosa per me: è la meta che rivela ogni volta di più il senso del viaggio. (**)

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(*) cit. da ‘Il Volto ritrovato’ link

(**) Per leggere l’articolo sul sito clicca qui

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