Il primo degli «Incontri intorno al cam(m)ino» con Franco Michieli: un abbraccio così… lascia il segno!

«Quando viaggio, mi sforzo di conoscere il territorio come se fosse un essere umano, con la sua complicata, insondabile personalità. Aspetto che sia lui a parlare. E aspetto. E aspetto» (Barry Lopez)

Questa citazione, collocata da Franco Michieli all’inizio di uno dei suoi libri, l’abbiamo ritrovata pienamente nella testimonianza che ci ha donato con grande semplicità, nella serata del 1° maggio: una di quelle che lasciano il segno!

La serata di domenica 1° maggio: musica, parole e immagini.

Cosa ha spinto un giovane Franco, appena terminata la maturità, ad intraprendere, accompagnato da diversi amici che si sono alternati al suo fianco, la traversata integrale delle Alpi?

81 albe e 81 tramonti vissuti con il cielo come soffitto e boschi e rocce come pareti. La voglia di sperimentare i propri mezzi e la capacità di orientarsi in terreni selvaggi. Passare al vaglio dell’esperienza quello che abbiamo sognato leggendo Leopardi, gli autori della letteratura classica, le domande dei filosofi studiati a scuola?

Non mi è facile sintetizzare in questo spazio una serata così ricca di immagini splendide e di spunti di riflessione.

All’inizio la voglia di mettersi in cammino nasce, forse, dal desiderio profondo di rimanere immersi il più a lungo possibile in uno spazio che per migliaia di anni, con il ciclo delle stagioni, con i cieli stellati, ha parlato all’uomo e lo ha fatto riflettere sul proprio posto all’interno della creazione.

Ma, mano a mano che si sta dentro a questa esperienza, cresce la consapevolezza che non possiamo vivere autenticamente come «umani» senza questo legame con il creato.

Da quella traversata delle Alpi in poi, Franco, ha imboccato questa strada: fare dell’esperienza di camminare, esplorare e raccontare la sua professione.

«Mi dedico a tenere viva la cultura dell’imprevisto e del non pianificato, come forma di saggezza per il presente e il futuro».

Questa saggezza, questo equilibrio tra il partire e il ritornare in una vita «normale» con tutte le sue contraddizioni, Franco l’ha poi distillata in quarant’anni di viaggi ed esplorazioni, da solo e in compagnia di persone le cui storie e le cui sensibilità si intrecciano con le sue.

Ed è questa la saggezza che dalle esperienze di viaggio viene trasferita nella vita di tutti i giorni, di marito e padre di due figli che recentemente lo hanno accompagnato in alcuni cammini. Accettare che nella vita si può perdere la strada, prendere cammini più lunghi, darsi del tempo per maturare decisioni e le scelte che contano. Avere pazienza se non tutto va come avevamo previsto.

Questo lo si vive nella dimensione dell’esplorazione nei territori selvaggi, ma lo si può ritrovare nella vita quotidiana.

È contagioso il modo in cui Franco ha voluto condividere la propria esperienza di vita con i numerosi presenti, come se fossimo davvero tutti intorno al camino (non sarà certamente sfuggita ai lettori del blog, quella emme sospesa nel logo «Intorno al cammino», a suggerire l’incontro intorno al focolare tanto atteso dopo il tempo della pandemia).

«È facile visualizzare ciò che stiamo perdendo» scrive Franco a proposito di una vita iper- tecnologica e social, che rischia di svuotare il senso dell’incontro fisico tra le persone e di recidere la relazione profonda con il creato.

«Basta immaginare un’Odissea in cui il protagonista chiama ogni giorno Penelope con il satellitare, gli dèi sono sostituiti dal navigatore, da Trinacria si riparte il giorno indicato dalle previsioni meteo, nella grotta del Ciclope ci si fa un selfie e la disputa con i Proci procede, tra qualche isola sperduta e Itaca, a colpi di Twitter. Ci sarebbe qualcosa da cantare? Oppure Omero andrebbe a fare il lavapiatti?» domanda Franco in un suo libro.

Per fortuna nostra Omero ha deciso di scrivere l’Odissea, e Franco ha deciso di dedicare la sua vita all’esplorazione e di raccontare la propria esperienza nei suoi libri e nelle sue conferenze.

I Joyful Noise in azione.

Di questa serata davvero magica, aperta e chiusa dalla musica dei Joyful Noise, con una scelta di repertorio di brani rigorosamente intonati al tema del viaggio, rimane per chi è venuto uno splendido ricordo, numerosi spunti di riflessione, e naturalmente anche voglia di spendere più tempo a contatto con il creato.

Per continuare «intorno al camMino»…

Per tutti, appuntamento ai prossimi due incontri venerdì 27 maggio e venerdì 10 giugno, sempre nel Salone di San Luca (via Ampère, 75) alle 21.00.

Venerdì 27 maggio incontreremo Marika Ciaccia (My Life in Trek), giovane trekker che ci parlerà del suo recente libro La felicità ai miei piedi. Marika ha fatto del cammino e della montagna la sua ragione di vita dopo una grave trombosi che l’aveva colpita proprio alle gambe.

Venerdì 10 giugno sarà invece la volta di Roberta Russo, editor di TS Edizioni (già Edizioni Terra Santa) e scrittrice, autrice del volume L’arte di camminare, che unisce suggerimenti pratici e itinerari a una lettura interiore del cammino come arte di mettere ordine nella propria vita.

Insomma, il cammino continua: vi aspettiamo!

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