Il dono di Bill

Bill Fay è un musicista per me del tutto sconosciuto fino a pochi mesi fa.
La sua scoperta è ‘colpa’ del mio amico Walter il quale un bel giorno, durante un incontro in streaming, interpreta (chitarra e voce) un suo brano dal titolo The healing day.

Il fascino della musica, la passione e la curiosità mi spingono a saperne di più. Così vado in cerca di Bill Fay e dei suoi pezzi e, partendo da quello suonato da Walter, inizio ad ascoltarmeli senza un ordine preciso.

Così per un po’ di brani finché non mi imbatto in Who is the sender?
E lì mi arresto, colpita dalla meraviglia.

Incollata allo schermo, ma ancor di più alle cuffie; perché sullo schermo non c’è un video ma soltanto l’immagine fissa del profilo dell’autore al pianoforte.

Ma nelle mie orecchie c’è già tutto.

Una musica che mi inchioda. Parole che subito intuisco e che poi, con ostinazione, cerco a lungo sul web per capirle meglio, senza però trovarle. Non ci credo! Sembra che tra tutti i testi di Bill Fay proprio questo non sia disponibile. E allora, con altrettanta ostinazione, continuo ad ascoltarlo e riascoltarlo senza sosta. Ad occhi chiusi, però. Respirando insieme alla musica.

Da un mittente sconosciuto

La musica è calda, meditativa e lenta, introdotta da archi che le danno una grande vastità; la voce non più giovanile di Bill è quasi un sussurro, a tratti parlata e implorante nella sua domanda. Gli archi intrecciano coi fiati melodie diverse, e accompagnano la stessa domanda molte volte ribadita: «Who is the sender?».

Poi ecco aggiungersi le percussioni, non invasive ma attutite, come se risuonassero su qualcosa di ‘pieno’. E infine, verso la conclusione del brano, il pianoforte interviene con due sole note anche queste continuamente ripetute, sempre uguali. Come quelle parole, come quell’interrogativo… Chi è il ‘mittente’? Chi? Chi mi ha mandato questo dono?

Com’è insistente, questa domanda!

In questo intreccio si inserisce come un filo la melodia della voce, scarna fino all’estremo: quattro note in scala ascendente e discendente, sempre le stesse per l’intero brano.

Detto così potrebbe sembrare qualcosa di monotono e noioso; invece – chissà come – mi dà un senso di bellezza, in un crescendo di vastità, di intensità supplicante di desiderio:

Chi è il mittente? Chi è il mittente? Vorrei davvero saperlo!

Mi accorgo però che la voce è come se restasse in secondo piano rispetto alle armonie sgorgate come una ricchezza dagli strumenti; serve unicamente per consegnarci queste parole, e le recita umilmente.

Insomma, mi innamoro di questo brano. Per molti giorni non riesco ad ascoltare altro.

In più, dopo decine di ascolti sono certa anche di tutti i passaggi del testo e ogni volta la comprensione e lo stupore mi riconquistano.

«Thank you! Thank you!»

Bill è un musicista quasi ottantenne con una produzione artistica estremamente limitata e una storia singolare. Dopo i primi due album usciti negli anni Settanta e uno stop di ben quattro decadi, il ritorno inaspettato con tre raccolte molto intime e colme di senso religioso, pubblicate dal 2012 ad oggi.

Ed è una circostanza del tutto imprevista che l’ha riportato alla ribalta, suo malgrado, dopo decenni vissuti lontano dai riflettori. (*)

Questo brano, dall’omonimo album, pare proprio raffigurare questo scenario. Mi piace immaginare che Bill non dia per scontata la sua nuova musica. L’ha ricevuta in dono ed è sorpreso da questo regalo che gli viene da lontano, non si sa come:

Ho ricevuto una canzone, oggi, qui alla mia porta … alle mie orecchie, attraverso gli accordi del mio pianoforteda un mittente sconosciuto, lontano…

Ma ci deve essere per forza un ‘CHI’, qualcuno che gli ha inviato questo dono.

Tutto il canto allora è lo struggimento di capire chi sia questo sconosciuto ‘mittente’ che, da chissà dove, gli ha voluto far dono dell’ispirazione musicale. E di ringraziarlo stupito, e forse anche un po’ impacciato, per questa novità:

Voglio dire «Ti ringrazio»… «Ti ringrazio» a questo mittente sconosciuto, lontano

Con questo pezzo – a mio parere geniale – Bill Fay ci fa partecipare tutti al suo dono e alla sua commovente e a questo punto esplicita domanda: chi ci ha donato ciò che abbiamo ricevuto?  

Mentre gli strumenti sfumano con discrezione e la musica si spegne, quel che rimane in me è proprio questo pensiero: ma noi chi vogliamo ringraziare per il dono fatto a Bill e soprattutto per tutti i doni fatti a noi?

Who is the sender? (**)
[Bill Fay – 2015]
I had a song delivered through my door today
From an unknown sender, far away
Who is the sender? I’d really like to know

Who is the sender? I’d really like to know
I wanna say «Thank you», I wanna say «Thank you»

to the unknown sender, far away
I had a song delivered through my ears today
Through the chords on this piano that I play
Who is the sender? I’d really like to know
Who is the sender? I’d really like to know
I wanna say «Thank you», I wanna say «Thank you»
I wanna say «Thank you» to the unknown sender, far away

Chi è il mittente?

Ho ricevuto (in dono) una canzone, oggi, qui alla mia porta,
Da un mittente sconosciuto, lontano
Chi è il mittente? Vorrei proprio saperlo

Chi è il mittente? Vorrei proprio saperlo
Voglio dire «Ti ringrazio», voglio dire «Ti ringrazio»

al mittente sconosciuto, lontano
Ho ricevuto una canzone, oggi, alle mie orecchie,
Attraverso gli accordi su questo pianoforte che suono
Chi è il mittente? Vorrei proprio saperlo

Chi è il mittente? Vorrei proprio saperlo
Voglio dire «Ti ringrazio», voglio dire «Ti ringrazio»
voglio dire «Ti ringrazio» al mittente sconosciuto, lontano

Ascolta il brano originale Who is the sender?


(*) Joshua Henry, cantante e produttore statunitense ora quarantenne, fin da piccolo era sempre stato incuriosito dal fatto che suo padre possedesse un album del 1971 di un ignoto compositore, Bill Fay. Nel periodo in cui si prese cura del padre malato di cancro, questo album fu fondamentale per i due, come un’ancora di salvezza. Alla morte dell’uomo nel 2010, il figlio Joshua si ripropose di attuare ciò su cui aveva fantasticato con il padre: cercare Bill Fay e convincerlo a ritornare in sala di registrazione, dandogli così una seconda chance. Nel 2020 Fay ha prodotto il terzo album dopo il suo ritiro nel 1971; e il più incredulo e restio ad essere al centro dell’attenzione pare proprio essere lo stesso Bill! (leggi qui in inglese).

(**) Trascrizione e traduzione libera a cura di F. Poli

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