E C’E’ IL TEMPO PER IL CELLULARE E IL TEMPO PER ALTRO

Dominare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione o esserne dominati?

Forse a tutti noi è capitato qualche volta di accorgerci di aver trascorso troppo tempo al cellulare, al tablet o collegati ad Internet tramite il computer e di ammettere che non era poi così necessario fare un uso così prolungato di questi strumenti. Talvolta abbiamo la percezione non soltanto di aver ecceduto nel concedere spazio alla tecnologia nella nostra vita, ma di essere un po’ troppo condizionati da essa. Nel libro intitolato Irresistible e dedicato alla dipendenza dai social media, Adam Alter riporta che mediamente un lavoratore controlla la sua posta elettronica 36 volte ogni ora e che il 40% della popolazione degli Stati Uniti soffre di qualche forma di “Internet addiction” (dipendenza da Internet). Altri hanno provato a stimare il costo, in termini di riduzione di produttività, che l’abitudine dei dipendenti di inviare messaggi tramite il telefonino durante la giornata lavorativa ha per le aziende e le cifre sono vertiginose. Probabilmente sono stime al rialzo, però è indubitabile che l’uso della tecnologia rischia di sfuggirci di mano. Qualcuno sta già proponendo dei corsi di digital detox (disintossicazione dal digitale) per aiutare le persone a impiegare in maniera saggia gli strumenti della comunicazione.

Senza arrivare a questi estremi, è pur vero che sta emergendo la necessità di educare ed educarsi a un uso corretto della tecnologia.  Una certa autodisciplina sembra infatti opportuna per garantire la qualità delle attività in cui siamo impegnati. In una ricerca del 2015 condotta presso la Kent State University nell’Ohio si è osservata una correlazione inversa tra uso del cellulare e voti negli esami universitari: gli studenti che consultano più frequentemente il cellulare durante la giornata sono quelli che ottengono voti più bassi. Verosimilmente le continue interruzioni provocate da chiamate e messaggi compromettono l’efficacia dello studio. Al di là di questi aspetti di “produttività”, vi è anche una minaccia al benessere dell’individuo.  Le persone iniziano infatti a lamentarsi di un eccessivo stress se, tanto sul lavoro quanto nella vita privata, si trovano a rispondere continuamente a chi li interpella con telefonate, sms, notifiche di Whatsup e email o a consultare frequentemente la rete in cerca di informazioni, notizie o aggiornamenti. Come riuscire a darsi una regolata?

Prima di tutto…ma quanto siamo “social-dipendenti”?

Una prima indicazione è quella di provare a monitorarsi per prendere consapevolezza di quanto e quando facciamo uso di strumenti tecnologici. Può bastare anche contare quante volte prendiamo in mano il cellulare nell’arco una mezza giornata o quante volte smettiamo di fare qualcosa per vedere se sono arrivati messaggi sul cellulare.  Osservare i nostri comportamenti è il primo passo per constatare se per caso non stiamo eccedendo e in quali circostanze questi comportamenti disfunzionali si verificano più di frequente.

Un’altra indicazione è di pensare a una volta in cui ci siamo trovati privi di una tecnologia (quando abbiamo lasciato a casa il telefonino, quando la connessione a Internet è stata interrotta, quando abbiamo dovuto portare a riparare il tablet ecc.): che cosa di veramente importante abbiamo perso e a che cosa invece abbiamo potuto rinunciare senza patire particolari conseguenze negative? Possiamo così comprendere che ci sono situazioni per le quali la tecnologia non è indispensabile e distinguere l’uso essenziale di essa da quello superfluo, che potremmo perciò anche decidere di limitare.

Diamoci delle priorità

Proprio per contenere l’uso dei devices che accompagnano la nostra vita è utile trovare un modo per stabilire i diversi gradi di priorità delle cose da fare con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Possiamo predisporre il cellulare in modo che invii avvisi di recezione di chiamate e messaggi soltanto se provengono da persone che potrebbero avvertirci di urgenze. Se riceviamo molti messaggi di posta elettronica, possiamo predisporre delle cartelle di diverso livello di importanza in cui inserire i messaggi che richiedono una risposta rapida, quelli importanti ma non urgenti e quelli che possono attendere; risponderemo alle email, quando potremo fare ciò, seguendo l’ordine di rilevanza.

Un altro suggerimento è di porsi comunque dei limiti nell’uso dei devices: stabilire quanto tempo al massimo stare al telefono, individuare un momento della giornata in cui fare ricerche su Internet, definire ogni quanto accedere ai sistemi di messaggistica e ai social, costituire una sorta di “banca del tempo” cui attingere durante la giornata (per esempio, concedersi 30 minuti e non oltre da usare, in momenti diversi, per consultare Internet). Sarebbe anche importante stabilire luoghi e circostanze in cui la tecnologia viene assolutamente “messa a tacere”: quando si sta parlando con un’altra persona, quando si pranza in famiglia, quando ci si concede uno spazio di relax. In quanto adulti non dimentichiamo che siamo, esplicitamente o implicitamente, modelli per le nuove generazioni e dunque abbiamo la responsabilità di fornire esempi di un modo maturo di impiego degli strumenti di cui stiamo parlando.  Molte volte i genitori si lamentano dei figli che stanno sempre attaccati al cellulare e non si accorgono che questo è di fatto anche il loro comportamento.

In generale ci si può chiedere come viviamo mentalmente il tempo che trascorriamo usando la tecnologia: è un tempo che spendiamo o che investiamo? Pensare che i minuti di una telefonata sono tempo che ci è sottratto ce la fa avvertire come un fastidio e ci dà la sensazione di “subirla”.  Pensare che gli stessi minuti sono invece un bene che noi dedichiamo per un fine deliberatamente scelto ce la fa percepire come un atto controllato e di valore. In questa seconda prospettiva siamo anche maggiormente richiamati a ben pianificare l’uso della nostra risorsa-tempo, riflettendo sul modo ottimale per gestirla e dandoci delle regole per farla fruttare al meglio.

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