Dalla crisi di oggi alla Chiesa di domani – Qualcuno di più importante

Dopo lunga preparazione ed attesa, a settembre 2023 è stata costituita la nuova Comunità Pastorale delle Parrocchie S. Luca e S. Maria Bianca della Misericordia.
Abbiamo cominciato a camminare insieme. E a renderci conto del percorso di trasformazione della Chiesa in questi anni.


Anche nella Parrocchia del mio paese ci sono stati alcuni recenti cambiamenti. Il mese scorso sono arrivati il nuovo Parroco e un coadiutore.

Quest’ultimo, in effetti, non è proprio nuovo di zecca, ma è un ‘ritorno’: infatti era già stato assegnato alla nostra parrocchia per alcuni anni, dal 1984 al 1993. Quando arrivò era un giovane prete pieno di entusiasmo che avevo molto apprezzato collaborando con lui nella catechesi agli adolescenti.
Ci tengo molto a rivederlo.

Finalmente lo rincontro, vivace ed entusiasta come allora. Sono proprio contenta! Durante quel breve momento mi racconta divertito: «Pensa, stamattina è venuto a confessarsi un tuo compaesano ed ha esordito così: Don, sa che l’ultima volta mi son confessato da lei?»
Caspita però! Saranno passati qualcosa come trent’anni…

La cosa mi fa un po’ sorridere, ma poi, seriamente, mi suscita anche commozione. Perché ogni novità (anche una novità ‘vecchia’) può essere davvero una possibilità di cambiamento per chiunque, tanto che in quell’uomo ha suscitato un inatteso riavvicinamento. E in futuro, chissà…!


Va bene, ammettiamolo, stavolta non è facile scrivere un articolo sull’ultimo incontro del Filo perché il tema non è per nulla banale, non basta far leva su uno spunto artistico o sul gusto estetico: si tratta della vita della nostra Comunità ed è una materia importante e delicata.

I relatori dell’incontro: don Martino Mortola (al centro) e Davide Lampugnani (a destra)

Il fatto raccontato sopra, tuttavia, mi sorprende perché immediatamente mi mette di fronte all’evidenza che, mentre siamo sempre in attesa di novità desiderate e immaginate da noi, queste arrivano in forme e modi non decisi da noi.
Novità – per riprendere il nesso con la nostra serata del 20 ottobre – che possono avere la forma inaspettata di necessità a cui fare fronte, di particolari responsabilità o di una nuova Comunità Pastorale, quindi di nuovi incontri.

Come sempre, chi ha studiato la trasformazione in atto nella società e nella Chiesa può aiutarci a prenderne maggiormente coscienza. L’incontro con Don Martino Mortola e Davide Lampugnani in questo senso ha portato ad un affondo serio e ponderato, documentato e preciso.

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Spazio alle domande al termine dell’incontro

Gli aspetti affrontati sono numerosi, e non è certo mia intenzione riportarvi la cronaca completa della serata, che sarebbe una lettura lunga e pesante.

Mi interessa piuttosto offrire un paio di spunti che mi hanno colpito, giusto come ‘aperitivo’: a voi scoprire il gusto della lettura del libro presentato (Un popolo e i suoi presbiteri. La chiesa di Milano di fronte alla diminuzione dei suoi preti. Áncora, 2023).


In primo luogo, mi è parso efficace e molto centrato il paragone della Comunità Pastorale con la famiglia: quando due giovani si sposano, i loro nuclei familiari si integrano l’uno con l’altro e la famiglia si allarga.


Allo stesso modo due Parrocchie che si uniscono restano due, ma sono diventate anche una sola famiglia. E questa unione implica l’accoglienza di altri che non hai scelto tu.

Questo aspetto mi riporta subito alla mia esperienza lavorativa: anni e anni di integrazioni aziendali, di inevitabili noi-e-loro, di era-meglio-prima e abbiamo-sempre-fatto-così. Necessità di cambiamento e ascolto, accettazione di realtà diverse; e l’integrazione non è mai finita perché l’altro – chiunque sia – è sempre ‘altro’, cioè diverso da te.
Non ci si abitua mai. L’integrazione è una grande palestra…


Decisiva anche la citazione della frase di Papa Francesco ai sacerdoti: Volete essere funzionari o pastori?

Un serio richiamo non solo ai sacerdoti, ma anche alla sempre maggiore responsabilità dei laici a cui è chiesto di fare un passo ulteriore, di implicarsi di più per permettere ai pastori, su cui si sono progressivamente accumulati oneri e incombenze, di fare proprio i pastori. 

Quindi, una grande rivalutazione dei laici e dei preti, ognuno nella specificità del proprio mandato.


Tra parentesi – ma non tanto: quanto deve essere stato vero pastore il mio sacerdote di trent’anni fa se, al suo ritorno, quel mio coetaneo così lontano dal Sacramento della Confessione, e forse anche dalla pratica religiosa, si è affrettato a precipitarsi da lui?
Che cosa attendeva da così tanto tempo?

Come è grande il bisogno di pastori che siano padri, entusiasti ed amanti della vita!

Questi non sono che due minimi spunti di un più vasto tema, ben sviluppato sia nell’incontro che nel libro presentato.

I tempi sono difficili perché siamo di fronte a una situazione in evoluzione e di una portata mai vista prima. C’è il rischio che la barca della Chiesa affondi a poco a poco?

Ci aiuta Davide, verso la fine dell’incontro, a vederla con grande positività: il mare è agitato, ma noi rimaniamo sulla barca perché c’è Qualcuno di più importante.

Si capisce che questo non è ingenuo ottimismo, ma è la giusta prospettiva.

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