Coriandoli di bellezza [# 2] Il viandante, la luna e l’armadio

«Della creatività artistica ha assolutamente bisogno il mondo per non sprofondare nella disperazione»  

[dal Discorso di Papa Paolo VI agli artisti, 8 dicembre 1965]

Ho voluto iniziare questo articolo con una citazione contenuta nei ricchissimi e pluriennali appunti di Trento.

No, attenzione! Non mi sto riferendo alla città, ma al Maestro Trento Longaretti, pittore bergamasco di fama morto centenario nel 2017, che conosco da lungo tempo e che avevo incontrato personalmente a Bergamo nel 2006 alla celebrazione dei suoi novant’anni.  

Nell’autunno 2021 una mostra allestita proprio presso la sua abitazione e studio in via Borgo Canale, a Bergamo Alta, mi induce decisamente ad una visita.

Bergamo, vista su città Alta

A casa di Trento

Siamo a metà ottobre; la giornata è favolosa, i primi freddi sono mitigati da un sole spendente, che a Bergamo Alta pare brillare ancora di più.
Anzitutto è una bella occasione per rivedere la città in cui ho abitato per oltre quindici anni. Quanti ricordi in questi luoghi che allora potevo raggiungere a piedi in pochi minuti!

E poi, sono proprio curiosa di visitare i luoghi di Longaretti. Per conoscere bene una persona bisogna recarsi a casa sua!   

Saliamo a Borgo Canale e nelle strette viuzze si scorge la magnifica casa con il loggione a più arcate e la vista verso Città Alta.   

Bergamo Alta, Borgo Canale – La casa di Trento Longaretti

Dentro, l’ampio ingresso racchiude già un interessante insieme artistico: dipinti, musica e antichità, che saranno temi ricorrenti in casa sua.

L’ingresso

Nel primo dipinto che noto ritrovo tutto Longaretti: i suoi colori speciali, inesistenti nella realtà, come solo lui li immaginava; poi i suoi temi preferiti – i viandanti con i corpi inclinati in avanti, la madre col bambino al petto, il cammino della vita; i suoi soli e le sue lune così caratteristici, i suoi cieli dalle tinte peculiari.

Passiamo dal piccolo cortile che si trova al piano superiore, luogo dove il maestro amava riposarsi e pensare all’aperto. Uno spazio di concentrazione e pace. Da lì, attraverso stretti scalini, si accede all’abitazione.

E subito in cima alla scala che sorpresa! Un magnifico loggione si apre su Città Alta con una vista veramente unica nei brillanti colori autunnali; ma, soprattutto, il luogo è rallegrato da piccole opere a vetrata del maestro che ci accolgono affisse tra gli archi.

Qui ci vuole una breve pausa per assaporare la bellezza e cogliere alcune immagini.

Panoramica delle vetrate

Ed eccoci: finalmente siamo nelle stanze del pittore!

L’ultima tela

Lo studio e la postazione a cui dipingeva sono rimasti intatti come li lasciò lui: la tavolozza e gli innumerevoli tubetti di colore, la sua sedia, i grembiuli bianchi ancora ‘decorati’, di pittura.

E l’ultima tela non finita, dimenticata sul cavalletto, proprio come se dovesse tornare domani.
E’ la raffigurazione della sua visione della vita: positiva e piena di speranza.

Ritrae proprio i viandanti: una madre col bambino, un uomo curvo con uno strumento musicale sulle spalle che guida un altro figlioletto… sempre in cammino.
L’eterno suo tema, si può dire la sua ‘firma’.   

Non manca la colonna sonora: gli strumenti musicali ricorrono qua e là anche nell’arredamento, testimoni di quella musica che gli faceva sempre compagnia mentre dipingeva, come attesta anche la radio posata su uno sgabello a fianco del cavalletto.  


Con la coda dell’occhio sbircio l’ampio locale attinente alla veranda: è il luogo di studio in cui l’Associazione che porta il nome del maestro sta costruendo l’archivio del suo immenso lavoro, fatto non solo di opere pittoriche, ma anche di scritti autografi che coprono un lunghissimo lasso di tempo: dal 1935 al 2016, anno del suo centenario.

Alcuni scritti autografi di Longaretti

Sono minuziosi racconti – mi spiega intanto la mia guida – diari o agende di appunti, lettere alla fidanzata, ai fratelli e poi ad amici artisti, commenti o annotazioni degli avvenimenti del tempo, cartoline e dediche.  

Per non parlare dell’ampia raccolta di opere di altri artisti, dipinti e sculture che costituiscono la sua collezione.

Narnia

E’ qui nello studio che, infine, scopro l’armadio.   

L’armadio è il punto focale. Non contiene cappotti di pelliccia, come nella Narnia di C.S. Lewis. Però, esattamente come quello, ci porta nel mondo-altro, l’altro mondo di Longaretti, dentro al suo ‘io’, al suo modo di lavorare. Ci permette di vedere ciò che gli sta a cuore.   

Perché principalmente è la sua bacheca, il luogo dove affigge quello che lo colpisce, ritagli di giornale, articoli di cronaca che considera importanti e su cui poi riflette. E’ il suo sguardo sul mondo.  Ai confini tra arte, letteratura e realtà.

Lo studio di Longaretti e, a sinistra, l’armadio

Per questo, addentrarsi nell’armadio di Longaretti – un po’ come entrare nel mondo fantastico di Lewis – è cogliere lo spirito e l’immaginazione del maestro. È la Narnia di Longaretti.

Dall’armadio, come dalla ‘porta’ verso Narnia, si accede a quel mondo: forse è da qui che nascono il viandante e la luna?   

Le mie terroriste

Trento Longaretti arredatore invece è proprio una scoperta!
In questa visita apprendo che progettava anche mobili vintage e alcuni di questi esemplari preziosi si trovano proprio qui a casa sua.

Nella parte più intima dell’abitazione, trovo un delizioso salottino con divani, libreria, poltrone, cuscini, strumenti musicali. Mi fermerei volentieri per un momento di relax.

Annesso, un altro minuscolo spazio, quasi una saletta da tè: raffinatissima. Un elegante mobiletto a specchi per la cristalleria e un tavolo dalle decorazioni dorate, ondulate, ad intarsio, molto originali.

Mobiletto bar
Giochi di intarsi

Resto affascinata e sommersa dai ricordi: questo stile mi porta indietro decine di anni, alle vetrine del salotto delle zie, mobili dello stesso colore chiaro e laccato, anche se molto più modesti, ma decorati con intarsi d’oro. Forse era lo stile di quegli anni…


Da ultimo ecco le ceramiche e la loro storia particolare e commovente di carità, amicizia e rinascita. Sono alcuni esemplari del bel lavoro di collaborazione del Maestro con quelle che lui chiamava amorevolmente «le mie terroriste». Si tratta di ceramiche realizzate da due ex detenute che aveva conosciuto (chissà come?) e con cui aveva iniziato a collaborare.   

Una delle due era stata davvero una terrorista; l’altra invece si chiama Terry Broome, ex fotomodella americana che certamente molti ricorderanno per un delitto commesso nel 1984 proprio qui a Milano.

Alcune delle ceramiche decorate da Longaretti

Nel loro arduo cammino di rinascita, queste due donne diventano ceramiste e iniziano a produrre vasi, piatti e altri oggetti. Una creatività che il Maestro poi arricchisce decorando i loro lavori. Da qui nasce tra loro anche un bel rapporto di amicizia che fa dell’arte una vera e propria opera di carità, oltre che di bellezza. 

Qui termina la nostra visita affascinante in questo luogo quasi magico.

Una casa piena di tesori, un mondo custodito dentro un armadio con tutti i suoi segreti che noi vogliamo scoprire.

Soprattutto, con il tesoro di Trento Longaretti e della sua umanità.  

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