Coriandoli di bellezza [# 1] Chi conosce i nostri sogni

Il cammino fino al Rifugio Capanna 2000, sulle mie Orobie, si svolge in un periodo di caldo spaventoso. Lo faccio sia per ritrovare un po’ di fresco, sempre che sia possibile, sia perché desidero riprendere a camminare dopo alcuni anni – troppi – di assenza dalla montagna.  

Intorno tutto è riarso, il paesaggio giallognolo e secco fa una certa impressione. La vegetazione soffre e noi con lei: sete, desiderio di bellezza, di frescura.

Iniziamo a salire: alla nostra destra si distende tutta la vallata, ma anche qui una coltre di pesantezza offusca tutto. 
A causa dell’afa il clima è quasi soffocante, nemmeno la brezza appena accennata riesce a farci respirare.

Mi intristisce un po’ questo paesaggio montano, così diverso dal rigoglioso, verde e limpido che mi ero aspettata.   

La salita però non è male. Cammino lenta e regolare, Cecilia mi segue poco più indietro. La strada è frequentata da famiglie e qualche comitiva di amici che salgono a piccoli gruppi.

Dopo il pranzo al rifugio ci mettiamo al sole sul prato rinsecchito, l’erba gialla e spinosa irrita la pelle. Il clima è tranquillo, ravvivato da voci di bambini e dagli appassionati che sono saliti carichi di entusiasmo; e ho qualche canto che come al solito mi gira nella testa.

In cima alla collinetta che dà sulle valli intorno svetta una piccola costruzione in ferro sormontata da una croce e, incuriosita, mi avvicino.

Pare un altare che si sporge sulla val Brembana.

Mi fermo in quel punto panoramico e l’occhio scorre tutt’intorno: le cime, i boschi sull’altro versante, l’ampio panorama, i paesi lontani giù nella valle.  

«Giù nella valle»… queste parole e la sensazione del sole che sta già iniziando lentamente a calare mi richiamano all’istante un canto di montagna tra i miei preferiti, pura poesia.  

Improvviso  

L’ombra che viene azzurra le colline,
giù nella valle si chiudono le rose.  
Chi spegne il giorno conosce bene il sole, 
Chi spegne il giorno colora i nostri sogni.  

Dalle contrade si mandano la voce: 
tutta la valle racconta il nostro bene.  
L’ombra che viene azzurra le colline,  
Chi spegne il giorno conosce i nostri sogni.

L’ombra che viene. 

da: I Crodaioli, 1985, parole e musica di Bepi De Marzi

La genialità poetica di Bepi De Marzi (*) ci ha regalato questo testo che io ritengo tra i più belli che conosco.
Un canto colmo di armonia piena.
La musica scorre tranquilla e meditativa, ma tutta mossa dento da quegli accordi che continuamente si fanno e sfanno, che ad ogni passaggio mutano tono, impercettibilmente come il sole che cala lasciando posto alla luce del tramonto.
Verso sera sui prati distesi nel sole quell’ombra si allunga inesorabile, così lentamente che il crepuscolo arriva d’improvviso.

Ma c’è dolcezza in quelle parole che evocano con familiarità Colui che spegne il giorno e conosce i nostri sogni. E la valle risuona tutta, inondata dalla musica e dal «nostro bene» gridato al mondo.  

Un canto che parla da solo e dice tutto.

Resto a lungo in piedi, davanti alla vallata distesa, silenziosa in mezzo alla gente chiassosa, e con questa musica in me, ma che sento riecheggiare anche tutto attorno a me.

Il sole si smorza gradualmente, il pomeriggio se ne sta andando ed è già ora di tornare a valle.

Ma ora l’ombra che viene non è più malinconica. All’improvviso. È l’improvvisa coscienza di una compagnia.  

È l’ombra di Chi colora le nostre vite.

«La montagna è totalità della bellezza» (Bepi De Marzi)  

(*) Bepi De Marzi (1935) è un rinomato musicista, compositore di brani popolari (tra i suoi più noti Signore delle cime), direttore di coro e fondatore del coro ‘I Crodaioli’.

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