A Betlemme, con meraviglia, reverenza e gioia

Il mio cuore intero

gioisce questa notte

mentre sento, lontano e vicino,

voci dolcissime d’angeli;

“Cristo è nato”

vanno cantando in coro,

finché l’aria per ogni dove

ora tintinna di gioia.

*

Su, vieni affrettiamoci fin là,

dove tutti, piccoli e grandi,

pieghino le ginocchia

meravigliati e reverenti:

amalo, lui che si strugge d’amore,

saluta la stella che da lontano

arde, brillante di speranza.

*

Di te e con te mi rallegro:

vivo per te, e con te morendo non perirò:

ma salirò con te per sempre,

sempre più su,

nella gioia che mai si consuma.

***

Queste sono le parole, in approssimata traduzione, di un canto natalizio che allarga lo sguardo da Betlemme all’eternità. (Lo eseguirà il coro di San Luca durante la Messa della Notte, in questo Natale 2023, e così voglio formulare gli auguri ai lettori, con tutta la Redazione del Filo).

Come molti canti, anche questo ha una storia antica. Nasce come corale protestante a metà Seicento, con un testo tedesco di Paul Gerhardt (1607-1676), Fröhlich soll mein Herze springen, e musica di Johann Georg Ebeling (1637-1676). Quasi due secoli più tardi, un’innografa inglese, Catherine Winkworth (1827-1878) ne dà la sua versione, All my heart this night rejoices, da cui a sua volta deriva, con qualche modifica, il testo tradotto per questi nostri auguri. Qui potete ascoltarne una toccante esecuzione:

I canti passano di bocca in bocca, di secolo in secolo, da una lingua e da una confessione cristiana all’altra. Le parole si traducono, si adattano, secondo l’ispirazione che investe uomini e donne. L’intuizione melodica, sostenuta dall’armonia, si ammanta del dono delle lingue, e attraversa l’ecumene suscitando, come nei pastori il canto degli angeli, meraviglia, reverenza e gioia.

E proprio queste – meraviglia e reverenza di fronte allo svelarsi e allo struggersi del Mistero, gioia per gli orizzonti che esso dischiude – mi sembrano le sole armi con cui affrontare un tempo di incerti conflitti e lancinanti incertezze, in cui la speranza è merce assai rara. Stiamo, dunque, sulla strada di Betlemme: occhi alla stella, orecchie ai cori angelici, e cuore intero.

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