500 anni in 500 metri – Più che un trittico

Mi piacciono molto i trittici, con quella loro eleganza raffinata, le cornici dorate e l’accostamento dei colori, e quello che si trova in Santa Maria Bianca non fa eccezione. Composto e trionfale.

Trittico della Resurrezione – Abbazia di Santa Maria Bianca della Misericordia in Casoretto

Come a volte accade, i committenti della pala si sono fatti rappresentare accanto ai loro Santi protettori e inginocchiati davanti a Cristo Risorto.
Mentre la osservo, mi richiama quasi un fotomontaggio con vari protagonisti su diversi piani temporali; forse più semplicemente una foto-ricordo, se consideriamo che Cristo Risorto è talmente sempre presente da sentirlo contemporaneo e che certi Santi li percepiamo così vicini a noi.
Oppure, che sia un precursore del selfie nel quale l’autore si ritrae con qualcuno a cui tiene per poi condividerlo con gli amici?

E con questa premessa spero di non essere stata troppo irriverente verso questa importante e antica opera…


Ci troviamo all’Abbazia di Casoretto in occasione del nostro evento del 28 aprile, con visita guidata alla chiesa e alla sala capitolare.             
Anche io, allora, vorrei descrivervi i tre particolari per me più notevoli di questo incontro, componendo quello che potrei considerare….

il mio ‘trittico’.

La prima tavola del mio trittico rappresenta i due Cardinali.

Sono entrata per la prima volta nella sala della Colonna lo scorso anno in occasione di un incontro parrocchiale. Oltre alla inconsueta colonna posta proprio nel centro della stanza, mi ha veramente lasciato a bocca aperta quella parete con due enormi figure affrescate che, ci viene detto dalla guida, si ritiene siano San Carlo Borromeo e Federico Borromeo.

Qualche altro particolare lo apprendiamo da Franco, l’architetto che poco prima ha tenuto un’interessante introduzione all’evento e che rincontriamo dopo il rinfresco.
Con lui e un piccolo gruppo di visitatori prosegue una vivace chiacchierata nel cortile dell’Abbazia. Avendo seguito personalmente il restauro del 2002, Franco ci racconta più nel dettaglio il rinvenimento – avvenuto durante l’ultima fase dei lavori – della parete affrescata nascosta sotto ben sette strati di intonaco che si erano sovrapposti nei secoli.

Se si eccettua la colomba dello Spirito Santo che le sovrasta, le due figure campeggiano sulla parete quasi interamente bianca e appaiono maestose.

Sala Capitolare – Abbazia di Santa Maria Bianca della Misericordia

Osservandole penso che sia proprio la misericordia a legarle; per la santità di Carlo e per la personalità di Federico che conosciamo soprattutto attraverso quello spettacolare episodio dei Promessi Sposi che narra la notte dell’Innominato. Per averlo caratterizzato in quel modo nel romanzo, Manzoni deve aver avuto precise ragioni e infatti anche la storia ci conferma la statura di quest’uomo.

Essi sono perciò rappresentati come giganti, perché davvero lo sono stati nell’amore a Cristo e al popolo.


Ed infatti, è il popolo la seconda tavola del mio trittico.
Se San Luca, di cui abbiamo appreso la storia in un precedente incontro, è stata costruita in un periodo in cui più di un Arcivescovo aveva a cuore l’edificazione di chiese per la gente, mi colpisce molto che la costituzione a parrocchia di Santa Maria Bianca sia stata una richiesta dal popolo.

Le letture tratte dal ‘Chronicon’ parrocchiale che ci vengono proposte alternate alle spiegazioni delle guide, raccontano che agli inizi del Novecento, cioè dopo circa un secolo e mezzo di abbandono e degrado dell’Abbazia, viene inviata una richiesta circostanziata (cosiddetta ‘supplica’) sottoscritta da duecentocinquanta capifamiglia di Casoretto e dintorni che chiedono di costituirla come loro Parrocchia.

Desideriamo ancora unirci con i vincoli della vita parrocchiale, anello di congiunzione con la Chiesa universale e con Gesù Cristo.

Brano tratto dalla ‘supplica’ – ‘Chronicon’ parrocchiale

Che coscienza e che senso di appartenenza dovevano avere quelle persone!


La tavola centrale del trittico raffigura la Madonna.

Confesso che per la fretta delle poche volte che ho frequentato l’Abbazia, l’ho sempre considerata piuttosto di sfuggita.

Ora la osservo finalmente con calma mentre vengono letti degli scritti dalle visioni di Santa Brigida che riportano una descrizione del dipinto. Ci sarebbe solo da contemplare.

Santa Maria Bianca della Misericordia

Tra i particolari di questa antichissima immagine del Quattrocento quello che più colpisce me, e credo tutti i visitatori, è che – a differenza di altri dettagli del dipinto – il volto e le mani di Maria non sono mai stati ritoccati.

Potrebbe sembrare solo una notizia curiosa, invece per me è un ‘segno’ di originalità e di purezza.
Come Maria è rimasta intatta nella verginità della sua carne reale, allo stesso modo è stata trattata anche qui, quasi non si sia mai osato violarle neppure questa ‘carne’, anche se dipinta.
Eppure soprattutto il suo viso è di una bellezza straordinaria e ha conservato lungo l’arco dei secoli una freschezza tale da sembrare nuovo, appena dipinto.

Particolare dell’affresco

Questi tre elementi del ‘mio’ trittico li sento molto connessi tra loro, e gli danno unità: San Carlo frequenta spesso l’Abbazia fermandosi in preghiera davanti alla Madonna, come migliaia di altri fedeli nel corso dei secoli.
Ed è forte anche il legame di questi due Cardinali Borromeo, poi divenuti Vescovi, con il popolo di cui si prenderanno grande cura.


Infine, anche io come i due committenti del Trittico della Resurrezione, vorrei raffigurare me stessa ai piedi di questa immaginaria tavola; non certo nella modalità selfie, ma per guardare, domandare e ringraziare.

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