500 anni in 500 metri – Il mosaico delle nostre voci

La mattina del 7 aprile siamo riuniti nella chiesa di San Luca per il primo dei due eventi dedicati alla conoscenza delle nostre chiese.

Dopo la messa, la gente si raduna lentamente. Alcuni – puntualissimi – hanno già preso posto nei banchi, altri si intrattengono sul sagrato in conversazione in attesa dell’inizio.
L’organista è già pronto alla sua postazione, mentre il professor Zanzottera, arrivato nel frattempo, prende gli ultimi accordi.
Tra qualche momento ci sarà anche il lettore e poi potremo cominciare.

È una bella folla. Ma no, non è appropriato chiamarla ‘folla’ come se fosse una massa indistinta. Si tratta di conoscenti, vicini di casa, di quartiere, amici, colleghi, parrocchiani di vecchia o nuova data.

È un popolo che accorre numeroso.


Questa volta però non sarà uno dei nostri redattori a raccontare la cronaca dell’evento, ma abbiamo scelto di ascoltare direttamente le nostre voci.

Come a costruire un bel mosaico variegato, quelle che parlano sono le nostre impressioni e memorie; piccole tessere che scaturiscono dall’osservazione, dall’ascolto dei racconti e dai cenni storici, architettonici e anche sociologici del professor Zanzottera, dalle letture e dalla musica che si intervallano con grande tempismo.


Ripercorriamo insieme allora i particolari più significativi per ricostruire l’immagine.

Innanzitutto, sono rimasta stupita dalla partecipazione, la cui numerosità inaspettata è stata per me segno di affezione alla nostra Chiesa.
Di Gio Ponti mi colpisce la creatività che manifesta nella attenzione ai particolari. In questa attenzione lui dimostra una spiritualità viva perché si intuisce che il particolare è segno del tutto.


Dopo la visita mi sono rimasti questi punti:
* la nostra chiesa come il frutto della profonda religiosità di Gio Ponti, personale e non conformista
* il senso di responsabilità del lavoro di architetto verso le comunità a cui si rivolgono i suoi progetti, più che le ambizioni dell’architetto esteta
* l’analfabetismo estetico che soffriamo, tanto più grave quando si tratta di architetture pensate per aiutare a entrare in contatto con il mistero
* l’avventura ecclesiale e civile delle ‘nuove chiese a Milano’ negli anni Cinquanta-Sessanta, con il grande sforzo economico, frutto della profonda convinzione dell’importanza delle comunità cristiane nella vita quotidiana della nostra città
* la sensazione che, come diceva Gio Ponti, la costruzione di una chiesa non finisce mai, non perché sia incompleta, ma perché rappresenta sempre nuove sensibilità e modalità di esprimere la fede di un popolo


L’organista Nicolò Pellizzari che ha eseguito brani di Ettore Pozzoli e Giuseppe Mariani (*)

Di Gio Ponti mi è rimasto impresso il fatto che nel suo progetto pensa a tutto, fin nei minimi particolari e fino all’ultimo arredo, ma – mi è parso – in uno spirito di estrema libertà, anche proprio di libertà dal fatto che qualche dettaglio progettato da lui potrebbe non essere realizzato, come è in effetti accaduto.
In questo c’è una specie di umiltà di chi è disposto a dare tutto sé stesso con creatività e responsabilità, ma sapendo che la realizzazione la porterà a termine Qualcun altro.


Il relatore, professor Ferdinando Zanzottera

Mentre partecipavo all’evento di domenica ho ripensato alle chiese della mia vita, in particolare alla mia chiesa di periferia costruita negli anni Cinquanta, dove sono cresciuto, mi sono sposato e ho battezzato i primi figli.
Una chiesa poco luminosa all’interno, di scarso pregio architettonico, costruita in economia di mezzi… ma per me, come ho potuto ancora realizzare quando ci sono tornato recentemente per il funerale di mio padre, quel luogo è come un grembo materno.
San Luca, con la sua luce e i suoi spazi sobri e ampi, è la chiesa della mia ‘seconda chiamata’.
Ogni luogo sacro (e non solo) ci parla di storie che ci hanno preceduto e queste storie si impastano con la nostra.
Questo ho pensato dopo l’incontro di domenica 7 aprile: sarebbe bello rileggere la propria vita attraverso alcuni luoghi caratteristici, certamente tra questi luoghi le scuole che abbiamo frequentato, alcuni angoli delle nostre case, la libreria, lo studio, la cucina e certamente le chiese dove abbiamo pregato insieme.


Forse la cosa che mi ha colpito di più è stata vedere la gente alla fine passeggiare per la chiesa contemplando e indicando i particolari, come di solito si fa in chiese più ‘rinomate’… è stata quindi l’occasione per un nuovo sguardo su un’architettura che diamo per scontata.

Il pieghevole distribuito all’inizio dell’evento

All’uscita dall’incontro ci aspetta un piccolo aperitivo, semplice e molto apprezzato. Da subito iniziamo a scambiarci le prime impressioni e, in seguito, raccogliamo alcuni contributi da altri partecipanti all’evento – parrocchiani e non.

Ho partecipato con curiosità ed interesse all’incontro di stamane sull’architettura della nostra chiesa.
Che belli i brani che avete proposto, vi sarei molto grata se li potessi recuperare da qualche parte.


Abbiamo ascoltato brani scelti tratti dagli scritti di Gio Ponti e del Card. Montini, letti da Fabrizio Capelli

Una delle cose che mi ha colpito di più è la sottolineatura nel testo del card Montini che spiegava il perché della costruzione di tante chiese in città in quel periodo storico. Non nate dal popolo, ma per il popolo.
E poi il passaggio in cui diceva che la religione era il veicolo della cultura e della bellezza. Relativamente alla descrizione dell’interno, mi è molto piaciuto il fatto che con le scelte architettoniche veniva passato il messaggio del divino e la scelta di non riempire l’interno di addobbi è finalizzata a concentrare tutta l’attenzione al rapporto con Dio.


Mi ha colpito la semplicità e la totale immedesimazione di Zanzottera che ci ha condotto a scoprire le ragioni delle scelte architettoniche e il suo farci scoprire alcuni particolari della Chiesa. Comunque, quello che mi ha fatto sussultare è stato quando ha spiegato il posizionamento dei confessionali posti davanti a una vetrata perché i penitenti fossero inondati dalla grazia della luce del perdono che giunge al penitente e lo rinnova!

Carissimi,
grazie dell’opportunità che ci avete dato di poter gustare dell’ORIGINE della nostra Chiesa di San Luca.
Dal ’97 quando sono approdata a Milano in questo quartiere, la Chiesa di San Luca mi aveva colpito per l’essenzialità nelle forme, nello spazio, nei colori.
Sono sincera…. non ne avevo mai approfondito la storia, e quindi poter conoscere attraverso le letture e i dialoghi proposti l’intenzione ed il cuore che l’hanno originata è stata per me una scoperta bellissima e nei particolari architettonici pensati da Giò Ponti ancora più grande nella sua Bellezza.
Grazie ancora ed attendo il prossimo incontro del 28 aprile.


(*) Brani eseguiti all’organo: Siciliana e Sarabanda di Ettore Pozzoli; Andante (quasi Adagio) di Giuseppe Mariani


Anche noi attendiamo l’incontro del 28 aprile!
Per partecipare alla visita all’Abbazia di Santa Maria Bianca in Casoretto vi ricordiamo che, come indicato nella locandina, è necessario prenotare entro il 26 aprile uno dei turni (15,30 o 16,15).
A presto…

Lascia un Commento